Israele sequestra la Flotilla per Gaza: 428 attivisti trasferiti ad Ashdod, molti iniziano lo sciopero della fame

Sono arrivati nel porto israeliano di Ashdod i 428 attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati dalla marina israeliana mentre cercavano di raggiungere Gaza con aiuti umanitari.

Israele sequestra la Flotilla per Gaza: 428 attivisti trasferiti ad Ashdod, molti iniziano lo sciopero della fame
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20 Maggio 2026 - 12.37


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Sono arrivati nel porto israeliano di Ashdod i 428 attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati dalla marina israeliana mentre cercavano di raggiungere Gaza con aiuti umanitari. Le imbarcazioni sono state intercettate e abbordate in acque internazionali, tra Creta e Cipro, da unità militari israeliane che hanno preso il controllo della flottiglia e trasferito con la forza i passeggeri verso Israele.

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Secondo quanto riferito dagli organizzatori e da fonti diplomatiche, molti attivisti hanno iniziato uno sciopero della fame subito dopo il fermo, denunciando condizioni di detenzione pesanti, isolamento e limitazioni nei contatti con avvocati e rappresentanti consolari. Diversi partecipanti parlano di un trasferimento avvenuto sotto sorveglianza armata e di ore trascorse a bordo delle navi israeliane senza informazioni chiare sulla loro destinazione.

Una volta giunti ad Ashdod, i fermati sono stati sottoposti a identificazione, interrogatori e controlli da parte dei servizi di sicurezza israeliani. Le autorità israeliane hanno trattato l’operazione come un’azione militare contro una violazione del blocco navale imposto alla Striscia di Gaza, mentre gli organizzatori della missione sostengono che le imbarcazioni trasportassero esclusivamente aiuti civili e che l’abbordaggio sia avvenuto lontano dalle acque territoriali israeliane.

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Tra i 428 attivisti vi sono cittadini di numerosi Paesi, tra cui italiani, francesi, spagnoli, australiani e turchi. Le ambasciate e i consolati di diversi Stati europei hanno avviato contatti con Israele per ottenere informazioni sulle condizioni dei propri cittadini e sul loro possibile rimpatrio.

Forte preoccupazione riguarda gli attivisti definiti “recidivi”, cioè già coinvolti in precedenti missioni navali dirette verso Gaza. Secondo gli organizzatori, Israele considera questi partecipanti soggetti particolarmente “sensibili” e potrebbe sottoporli a trattenimenti più lunghi o a procedure punitive. Timori anche per chi possiede “passaporti deboli”, provenienti da Paesi con minore capacità diplomatica, ritenuti più esposti al rischio di detenzione prolungata.

Le immagini diffuse nelle ultime ore mostrano gli attivisti scortati da militari israeliani nel porto di Ashdod, alcuni con le mani alzate e circondati dalle forze di sicurezza. La Global Sumud Flotilla accusa Israele di avere compiuto un sequestro illegale in mare aperto contro civili disarmati impegnati in una missione umanitaria destinata alla popolazione di Gaza, sottoposta da mesi a una gravissima crisi umanitaria.

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In diverse città europee e mediorientali si sono svolte proteste e presidi davanti alle sedi diplomatiche israeliane. Organizzazioni umanitarie e gruppi internazionali chiedono il rilascio immediato degli attivisti e denunciano l’intercettazione della flottiglia come un nuovo episodio della stretta israeliana su Gaza e sugli aiuti diretti alla popolazione civile della Striscia.

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