Guerre e sfollati record, ospedali colpiti: l'Onu in crisi nel far rispettare il diritto internazionale umanitario

Uno studio dell’Internal Displacement Monitoring Centre indica che per la prima volta nel 2025 la maggioranza degli sfollati interni, 82,2 milioni in totale, sono causati da guerre, non da eventi climatici estremi o altri disastri naturali.

Guerre e sfollati record, ospedali colpiti: l'Onu in crisi nel far rispettare il diritto internazionale umanitario
Sfollati di guerra
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

12 Maggio 2026 - 21.10


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Uno studio dell’Internal Displacement Monitoring Centre – ripreso da VaticanNews – indica che per la prima volta nel 2025 la maggioranza degli sfollati interni, 82,2 milioni in totale, sono causati da guerre, non da eventi climatici estremi o altri disastri naturali. Si tratta delle persone costrette a lasciare le loro abitazioni senza varcare i confini nazionali.

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E costoro, spesso invisibili, sono il doppio degli sfollati che fuggono all’estero. Nel corso dell’anno passato i conflitti armati hanno causato 32,3 milioni di spostamenti forzati, inondazioni e fenomeni simili ne hanno causati 29,9 milioni. E’ di enorme rilevanza notare che questo accade non solo perché i conflitti armati aumentano, se ne registrano 56, ma coinvolgono sempre più spesso aree urbane. Tantissime dunque sono le cosiddette “guerre dimenticate”, non da chi le subisce evidentemente, e qui è impossibile non citarne una, la straziante guerra nel Sudan, che da sola contribuisce con ben 11,6 milioni di persone che hanno dovute lasciare le loro abitazioni.

Tutto questo non può che riportare alla nostra attenzione il recente decennale della risoluzione ONU per rafforza il divieto di colpire gli ospedali nelle zone di combattimento, con l’impegno degli ottanta sottoscrittori a proteggere il personale medico.

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Non può non colpire che sia stata approvata solo dieci anni fa, ma ai tempi dell’ONU, con colpevole ritardo per la difficoltà degli Stati a prendere consapevolezza della necessità di un diritto umanitario nelle zone di guerra, ma proprio questo ci dice che la crisi dell’ONU sta anche nel fatto che anche qui la situazione peggiora, non migliora.

Scrivendone, il quotidiano vaticano l’Osservatore Romano ha sottolineato “ Il sistema di sorveglianza dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha registrato, solo nel 2025, un totale di 1.348 attacchi a strutture mediche, che hanno causato la morte di 1.981 persone. Un drammatico record negativo per quanto riguarda il numero delle vittime. Oltre 80 Stati membri dell’Onu, sottoscrivendo la risoluzione, hanno assunto l’impegno di proteggere le strutture sanitarie e il personale impegnato ad aiutare nelle aree di guerra. Ma il diritto internazionale umanitario continua a essere violato nei numerosi conflitti che insanguinano il mondo”. 

Medici Senza Frontiere parla di una tendenza che riguarda tutto il decennio ed indica 5 Paesi come epicentri degli ultimi mesi per attacchi agli ospedali o comunque a strutture sanitarie: Haiti (41), Sudan (29), Yemen (25), Repubblica Centroafricana (23), Repubblica Democratica del Congo (20). 

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Nella sua autobiografia, scritta prima di morire, papa Francesco  ha citato, senza nominarlo, un “grande inviato di guerra”, per il quale i militari, non i civili, sarebbero diventati i veri danni collaterali nei conflitti contemporanei. 

Alla riflessione sulla qualità difensiva, della quale a ragione si parla, andrebbe affiancata però una riflessione anche sulla qualità offensiva, della quale si parla molto meno. Il simbolo di questa “qualità” è diventata nella discussione delle ultime settimane un’espressione usata da Donald Trump al riguardo dell’Iran: quel famoso “riportare all’eta della pietra”, che per alcuni avrebbe fatto temere una minaccia nucleare.

Le difficoltà in cui si dibatte l’ONU, anche autoprodotte, sono proprio le difficoltà politico-culturali nelle quali si trova l’idea di ordine mondiale, di diritto internazionale e quindi, a maggior ragione, di diritto umanitario internazionale nelle zone di conflitto armato. 

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Le risoluzione dell’ONU ci sono, indicano un faticoso cammino verso la consapevolezza: è la capacità di farle rispettare che si riduce sempre di più. Questo col passare degli anni ha rafforzato i nazionalismi, che mal le sopportano per definizione,  e ridotto l’idea che una comunità mondiale esista, possa regolare e ordinare i comportamenti statali. 

Ecco che la Chiesa cattolica emerge in questi ultimi anni, al di là della propria fede o dei propri convincimenti religiosi, come il principale se non l’ultimo soggetto universale attivo e influente, quanto meno a livello di tentata moral suasion. Ciò a cui assistiamo infatti non è più prioritariamente un tentativo di ingerenza della Chiesa negli affari interni degli Stati, quanto un tentativo di ingerenza degli Stati nella sfera religiosa, da controllare e “conquistare”. In questo Trump è l’ultimo esempio dei molti che possiamo notare e in questo un ruolo importantissimo lo ha svolto il Patriarca di Mosca, che all’inizio della guerra ucraina la definì una “guerra metafisica”  , nella buona sostanza tra i figli del Bene e i figli del Male. 

Così la religione più che la massima marxiana, che la vedeva come “l’oppio dei popoli”, sembra divenire nelle mani di molti di tanti soggetti una potentissima “cocaina dei popoli”, cioè non un calmante che fa accettare tutto, come diceva Marx, ma un eccitante che non fa più accettare nulla.

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La Stato della Città del Vaticano, nato nel 1929 con i Patti Lateranensi e visto a lungo da molti come uno strumento di contenimento e riduzione del confronto teologico nel complesso e variegato mondo cattolico, un “tappo centralista e dirigista”, lo sarà certamente stato, ma oggi diviene un contenitore dell’invadenza dei nazionalismi e dei poteri politici da loro influenzati dell’uso della fede (almeno quella cattolica) a mezzo di quella teologia politica che torna prepotente. 

Così la Santa Sede, in quanto soggetto globale, al di là dei propri meriti, si qualifica quale naturale argine degli attacchi al multilateralismo e  quindi anche quale  argine al crescente uso politico della religione nella sempre meno regolata conflittualità tra gli Stati: Dio trascinato in guerra  assolutizza i conflitti, e questo facilita la loro trasformazione in “guerre metafisiche”, come ha detto anni fa il patriarca di Mosca, “il chierichetto di Putin”. 

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