Gideon Levy è coscienza critica d’Israele. Un grande giornalista dalla schiena dritta, l’uomo delle verità scomode. Come quella declinata nel suo pezzo su Haaretz dal titolo: “I coloni israeliani in Cisgiordania impediscono ai palestinesi deceduti di riposare in pace”l
Scrive Levy: “La necrofilia è una deviazione sessuale caratterizzata dall’attrazione verso i cadaveri. Secondo la bibbia della psichiatria, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), i necrofili soffrono di complessi disturbi mentali e sessuali, traendo piacere dal compiere o dall’assistere ad atti sessuali con qualcuno indifeso: un cadavere incapace di opporre resistenza. La letteratura medica non la considera un’epidemia e non esistono testimonianze scritte che descrivano culture o interi paesi afflitti da questa piaga.
Poi è arrivato Israele. Uno Stato che, per i suoi scopi contorti, rapisce e conserva centinaia di cadaveri è uno Stato afflitto da una grave malattia.
Una deviazione è diventata la norma. Il tabù è stato legittimato. È possibile che, quando si discute dei mali dello Stato di Israele e dei mali dell’occupazione, sia necessario ricorrere al DSM per diagnosticare un caso acuto di necrofilia di Stato.
Gli inizi erano più promettenti. Quando Israele distrusse 418 villaggi palestinesi nel 1948, espellendone gli abitanti in ogni direzione e cancellando ogni traccia della loro memoria dalla faccia della terra, si preoccupò di lasciare intatti i loro cimiteri.
Nel parcheggio del quartier generale dei servizi di sicurezza dello Shin Bet c’è ancora un cimitero recintato e trascurato che apparteneva al villaggio palestinese su cui è stato eretto l’edificio – un ultimo monumento, al quale è vietato l’accesso. Alla ricerca di un’immagine di illuminismo e di rispetto per i sentimenti altrui, il giovane Israele rispettava la dignità dei palestinesi morti. Quando si trattava di quelli vivi – molto meno.
Da allora è scorso molto sangue nelle trincee delle guerre e delle occupazioni – chi può ricordare cosa facemmo nel 1948 – e i cimiteri hanno perso la loro inviolabilità. A Gaza, in Libano e in altri luoghi di distruzione, non c’è alcun vantaggio nell’essere un palestinese morto.
La dignità per i morti è riservata solo agli ebrei, ai quali viene meticolosamente garantita “una tomba ebraica”. Solleveremo un polverone sui resti di un cadavere ebraico finché non verrà portato a sepoltura, mentre lasciamo dietro di noi luoghi di distruzione sotto i quali giacciono centinaia di corpi palestinesi, preda degli uccelli del cielo e dei cani della terra.
Avevamo pensato che il rapimento dei corpi e l’abominevole commercio di questi fossero i sintomi più gravi della necrofilia di Israele. Almeno questo è ciò che pensavamo fino a questo fine settimana.
Venerdì, i coloni dell’insediamento di Sa-Nur hanno costretto gli abitanti del villaggio di al-Asasa, in Cisgiordania, a riesumare un corpo appena sepolto con la scusa che fosse “troppo vicino all’insediamento”.
I giornalisti di Haaretz Matan Golan e Bar Peleg hanno descritto come, subito dopo il funerale, che era stato autorizzato dall’esercito, i necrofili si siano presentati alla tomba armati di attrezzi da scavo e abbiano iniziato a scavare nel terreno con l’intento di riesumare il corpo.
I soldati delle Forze di Difesa Israeliane sono stati fotografati mentre osservavano questi individui ossessionati dalla morte senza muovere un dito, unendosi all’eccitazione dei necrofili. Alla fine, hanno costretto gli abitanti del villaggio in lutto a prendere il corpo e seppellirlo altrove.
Si può supporre che i coloni credessero che il cadavere di un palestinese contaminasse il loro insediamento sacro, motivo per cui era loro dovere rimuovere immediatamente quell’abominio. Se avessero potuto, l’avrebbero gettato su un cumulo di spazzatura. Che valore ha la vita di un palestinese per questa feccia, e che valore ha il suo cadavere? Immaginate solo dei palestinesi che scavano nel cimitero di un insediamento ed esumano un corpo ebraico sacro.
Il ripristino dell’insediamento di Sa-Nur nella Cisgiordania settentrionale è il più grande abominio di questa storia. Questo bellissimo tratto di terra, con i suoi campi fertili e gli orti fioriti, era l’unico luogo ad essere sfuggito allo sradicamento degli alberi, agli incendi dolosi e ai saccheggi.
Sapevamo che il ritorno di Sa-Nur sulla sua terra rubata avrebbe significato la fine di questa zona speciale e mozzafiato. Ma non avremmo mai potuto immaginare che i coloni avrebbero iniziato i loro abusi con un atto necrofilo.
Il defunto è stato sepolto altrove, i suoi cari sono stati totalmente umiliati e la dignità del defunto è stata calpestata. I coloni hanno festeggiato un altro successo. Le Idf, come al solito, sono state pienamente complici di questo oltraggio. Si può supporre che i coloni e i soldati abbiano tratto tutto il piacere possibile da questo atto: scavare, riesumare un corpo e portarlo via. Proprio quello che amano fare anche agli abitanti del villaggio viventi”. Così Gideon Levy, nella sua magistrale lezione di vita oltreché di giornalismo.
Così oggi è Israele. Un Paese retto da un governo che ha disumanizzato il “nemico”, oltraggiandolo non solo in vita ma anche da morto. Un imbarbarimento delle coscienze che permea una parte significativa, non certo una sparuta minoranza, della società israeliana, quella che considera i palestinesi in toto come terroristi o potenziali tali, anche se quei potenziali terroristi sono dei bambini, ma che se vivranno, è il retropensiero, cresceranno e ingrosseranno le fila di Hamas…Questa visione aberrante porta anche alla “necrofilia di Stato”, denunciata da Gideon Levy. E rimarcata da Haaretz in un editoriale dal titolo: “La detenzione dei cadaveri dei palestinesi: un tempo una strategia, oggi una punizione”
Così argomentato: “Le Forze di Difesa Israeliane custodiscono 520 salme di palestinesi (e alcune di cittadini stranieri) nelle celle frigorifere degli obitori in diverse località del Paese. I loro nomi sono noti alle famiglie e alle organizzazioni palestinesi che ne chiedono la restituzione. La maggior parte di loro è stata uccisa dalle forze di sicurezza in circostanze diverse: mentre compivano un attacco – da sparatorie al lancio di pietre – o perché sospettati di voler compiere un attacco.
Di questi corpi, 88 appartengono a detenuti che erano sotto la custodia delle Idf del Servizio Penitenziario e sono morti dopo la guerra a causa delle brutali condizioni di detenzione e della comprovata violenza delle guardie. Altri 82 appartengono a palestinesi uccisi da soldati o agenti di polizia in Cisgiordania nel 2025 e i cui corpi sono stati successivamente portati via. Ciò costituisce un terzo del totale delle vittime di quell’anno.
Altri corpi congelati non sono stati identificati tra cui almeno altri 10 detenuti morti dopo la guerra. E un numero imprecisato appartiene a persone che hanno partecipato all’assalto di Hamas del 7 ottobre 2023.
Un numero imprecisato di altre salme è sepolto in quattro cimiteri israeliani, in tombe numerate senza nome. I nomi di 256 di loro sono noti, ma a causa di una registrazione e una manutenzione approssimative non tutti i luoghi di sepoltura sono rintracciabili.
Secondo una fonte della sicurezza che ha parlato con Haaretz, non c’è motivo di preoccuparsi: c’è ancora spazio sufficiente nei congelatori dell’obitorio delle Idf per i corpi palestinesi che molto probabilmente si aggiungeranno. Ciò è dovuto alla politica del governo di non restituire i corpi alle famiglie per la sepoltura.
Nel 2017, il gabinetto di sicurezza ha deciso che i corpi dei membri di Hamas o di altri che hanno commesso attacchi terroristici “eccezionali” non dovevano essere consegnati. Nel 2020, questo divieto è stato esteso fino a comprendere quasi tutti i corpi dei morti, indipendentemente dalla loro affiliazione organizzativa: coloro che hanno ucciso, coloro che hanno ferito e coloro che portavano un’arma, che fosse una pistola, un coltello o qualsiasi altro tipo. Sono stati inclusi anche i minori che non hanno messo in pericolo i soldati.
Il governo ha saputo mobilitare ogni paese del mondo per il rispetto dei morti ebrei – civili o soldati che fossero – e il diritto delle loro famiglie di seppellirli. Eppure, ora, in un momento in cui non ci sono più ostaggi a Gaza, né vivi né morti, non mostra alcun segno di voler iniziare a restituire i corpi che detiene.
In Israele è sempre stata prassi trattenere i corpi dei palestinesi come merce di scambio o come tattica di pressione. Ma trattenere i corpi si è ora trasformato da una politica incoerente in un ulteriore metodo per vendicarsi e tormentare le famiglie palestinesi. La Corte Suprema ha ripetutamente approvato questa politica, che, ironia della sorte, si basa sui Regolamenti di Difesa d’Emergenza risalenti al periodo dell’occupazione britannica.
Ma è giunto il momento che la Corte smetta di approvare automaticamente le tendenze morbose del governo”, conclude Haaretz.
“Tendenze morbose”. Vale la pena soffermarsi sull’aggettivo. Quanto mai appropriato. Perché c’è una macabra, esibita morbosità, nel comportamento dei coloni e dell’”esercito più morale al mondo”. La morbosità di immortalare, in un video postato sui social, case palestinesi saccheggiate a Gaza, con in prima vista il bottino di indumenti intimi femminili. La morbosità di farsi selfie con i corpi di capi di Hamas, o presunti tali, uccisi. Morbosità nel distruggere cimiteri, profanare tombe, perché quei nemici, anche se bambini, non debbono avere pace neanche da morti.
Così Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich e compagnia orrida hanno plasmato Israele, se non tutto in buona parte, a propria immagine e somiglianza. Una immagine terrificante, disumana, indegna di un Paese che in Italia direttori o analisti di fogli e fogliacci raccontano ancora come l’unica democrazia del Medio Oriente.
Una democrazia necrofora.
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