La Cina ha dichiarato domenica di “condannare fermamente” l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, attribuita a Stati Uniti e Israele, chiedendo nuovamente la cessazione immediata delle operazioni militari.
In una nota del ministero degli Esteri, Cina ha definito l’uccisione “una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell’Iran, nonché un calpestamento degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali delle relazioni internazionali”. Pechino ha aggiunto di “opporsi fermamente e condannare con forza” quanto accaduto, sollecitando “l’immediata cessazione delle operazioni militari”.
La presa di posizione è arrivata poco dopo che i media di Stato cinesi hanno riferito di una telefonata tra il capo della diplomazia di Pechino Wang Yi e l’omologo russo Sergey Lavrov.
Durante il colloquio — avviato, secondo l’agenzia Xinhua, su iniziativa di Lavrov — Wang ha definito “inaccettabili” la “palese uccisione di un leader sovrano” e l’“istigazione a un cambio di regime” da parte di Washington e Tel Aviv.
Il ministro cinese ha inoltre espresso a Mosca la “forte preoccupazione” di Pechino per il rischio che la situazione in Medio Oriente venga spinta “in un pericoloso abisso”, segnalando il timore di una ulteriore escalation regionale.
