Decine di messaggi contenuti nell’ultima tranche dei file Epstein mettono a nudo i tentativi dell’ex capo stratega di Donald Trump, Steve Bannon, di coinvolgere Jeffrey Epstein per ottenere sostegno e finanziamenti a favore dei partiti dell’estrema destra europea.
I messaggi risalgono in gran parte al 2018 e al 2019, periodo in cui Bannon, dopo essere stato allontanato dalla Casa Bianca, visitava regolarmente l’Europa nel tentativo di costruire un movimento nel Parlamento europeo capace di unire forze ultranazionaliste ed euroscettiche di diversi paesi, tra cui Italia, Germania, Francia, Ungheria, Polonia, Svezia e Austria.
Bannon aveva puntato in modo particolare su Matteo Salvini, allora vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, nel momento di massimo consenso politico. Questa settimana i partiti di opposizione italiani hanno chiesto a Salvini di chiarire se Epstein abbia avuto un ruolo nella crescita della Lega, dopo che il suo nome è comparso più volte negli scambi di messaggi tra Bannon ed Epstein.
In Francia, il partito di sinistra La France Insoumise ha chiesto l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta trasversale, dopo che diversi nomi francesi – tra cui Jack Lang, ex ministro della Cultura, e sua figlia – sono emersi nell’ultima pubblicazione dei file Epstein, insieme a messaggi tra Epstein e Bannon nei quali quest’ultimo parlava del suo desiderio di raccogliere fondi per la leader dell’estrema destra Marine Le Pen.
In Germania, i documenti rivelano scambi tra Epstein e Bannon in cui si promuove Alternative für Deutschland e si denigra l’allora cancelliera Angela Merkel.
In messaggi del 2018, Bannon si vantava della propria influenza come “consigliere” dei nuovi movimenti populisti di destra e considerava l’avanzata elettorale di questi partiti un’opportunità da sfruttare a proprio vantaggio e a quello di Epstein.
Non esistono prove di rapporti diretti tra Salvini ed Epstein, né alcuna indicazione che Salvini sia stato coinvolto nella rete di traffico sessuale di Epstein. Tuttavia, i messaggi mostrano chiaramente l’interesse di Epstein per i movimenti nazionalisti europei.
In un messaggio datato 5 marzo 2019, a pochi mesi dalle elezioni europee, Bannon scrive di essere “concentrato sulla raccolta di fondi per Le Pen e Salvini, in modo che possano presentare liste complete”.
Altri messaggi ricostruiscono i viaggi di Bannon in Europa in quel periodo e la sua ambizione di rafforzare il potere dei nazionalisti a Bruxelles, come emerge da una fitta serie di scambi tra i due nei giorni del voto europeo di fine maggio 2019.
I documenti fanno inoltre riferimento a un incontro tra Bannon e Salvini a Milano nel marzo 2018, pochi giorni dopo le elezioni politiche italiane che portarono alla nascita del governo Lega–Movimento 5 Stelle. I due si incontrarono nuovamente nel settembre dello stesso anno, quando la Lega aderì al movimento anti-Ue fondato da Bannon, The Movement.
L’estate successiva Salvini si ritrovò all’opposizione, dopo aver fatto cadere il governo con il M5S nel tentativo – fallito – di ottenere elezioni anticipate.
Non vi sono prove che Epstein abbia finanziato la Lega – tornata al governo nel 2022 come alleata nella coalizione guidata da Giorgia Meloni – né altri partiti dell’estrema destra europea. Tuttavia, dai documenti emerge che Bannon avrebbe cercato di attingere ai suoi fondi.
Andrea Casu, deputato del Partito democratico che martedì ha sollevato la questione dei finanziamenti in Parlamento, ha dichiarato:
«Chiediamo al governo – non solo a Salvini – chiarezza e trasparenza. Dobbiamo capire se esiste un collegamento, non soltanto con Bannon, ma con chi oggi gioca una partita politica con queste forze di destra a livello europeo».
Riccardo Magi, presidente di Più Europa, ha affermato che i file Epstein “coinvolgono Matteo Salvini in presunti finanziamenti che Bannon avrebbe promesso di garantire per la sua campagna elettorale”, un’accusa che “solleva interrogativi su possibili influenze esterne che avrebbero inciso sul secondo partito della maggioranza di governo”.
Bannon ha rifiutato di commentare gli scambi emersi nei nuovi file. La Lega ha liquidato le ipotesi di un coinvolgimento finanziario di Epstein come “infondate” e “gravi esagerazioni”, sostenendo di non aver “mai richiesto né ricevuto finanziamenti” e annunciando che difenderà il partito e Salvini “in ogni sede contro insinuazioni o associazioni con figure disgustose”.
In Francia, Jack Lang – oggi presidente dell’Institut du Monde Arabe – compare in alcune email che discutono di incontri e vacanze. Lang ha ammesso di aver conosciuto Epstein, precisando che ciò avvenne “in un periodo in cui nulla faceva pensare che Jeffrey Epstein fosse al centro di una rete criminale”.
Sua figlia Caroline, produttrice cinematografica, si è dimessa questa settimana dall’Union des producteurs indépendants dopo che le email hanno rivelato che nel 2016 aveva fondato con Epstein una società offshore per investire in progetti di giovani artisti. Non emergono ipotesi di illegalità. Caroline Lang ha dichiarato di essersi ritirata dalla società quando sono emerse le attività criminali di Epstein.
Le email mostrano inoltre numerose comunicazioni tra Epstein e Olivier Colom, ex consigliere diplomatico dell’ex presidente Nicolas Sarkozy. In uno scambio del 2018 si suggerisce che l’ex ministro delle Finanze Bruno Le Maire avrebbe visitato la casa di Epstein a New York in una data non precisata. Una fonte vicina a Le Maire ha riferito a Politico che il ministro, nel settembre 2013, non sapeva di chi fosse l’abitazione, e che se ne andò rapidamente non appena vide Epstein, senza più incontrarlo.
Per Casu, il nodo non è tanto l’ennesima pubblicazione dei file Epstein, quanto le domande che questi messaggi pongono sul peso di influenze straniere e di reti di potere mirate a indebolire l’Europa.
«È naturale che questi documenti attirino grande attenzione negli Stati Uniti», ha detto. «Ma a mio avviso dovrebbero riceverne altrettanta per ciò che rappresentano per l’Europa di oggi e per il momento politico che stiamo attraversando».
