Draghi avverte l'Europa, chiama alla responsabilità e chiede scelte coraggiose

L'ex presidente della BCE torna a chiedere scelte rapide e decisive: l’Europa deve superare l’attuale confederazione e rafforzarsi su fisco, politica estera e difesa, oppure rischia irrilevanza e declino nello scontro tra grandi potenze.

Draghi avverte l'Europa, chiama alla responsabilità e chiede scelte coraggiose
Mario Draghi
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Marcello Flores Modifica articolo

3 Febbraio 2026 - 12.22 Culture


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Mario Draghi insiste. È una delle pochissime persone, in Europa, a spingere per prendere decisioni che servano a rafforzarla e indirizzarla verso una strategia capace di rispondere alle crisi internazionali che le grandi potenze (Russia, Usa, Cina) hanno innestato e che rendono precaria e squilibrata la situazione internazionale.

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A un anno di distanza dal suo famoso Rapporto – apprezzato a parole da tutti i leader europei che si sono ben guardati, però, dal metterne in atto le proposte e i contenuti – Draghi è nuovamente intervenuto sul futuro dell’Europa e sulla necessità di scelte rapidi e decisive in occasione del ricevimento della laurea honoris causa da parte della università belga di Ku Leuven.

Non si può restare, come siamo stati finora, un grande mercato. Adesso è necessario divenire una grande potenza, dal momento che gli Stati Uniti stanno rafforzando il loro predominio con la scelta di partenariati bilaterali e la Cina gioca sul versante economico scaricando sugli altri il costo del proprio modello di crescita. 

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Ricordando che “l’ordine globale è ormai defunto”, Draghi non ne attribuisce la colpa all’illusione che esso aveva creato, e che aveva invece portato vantaggi reali sia agli Stati Uniti sia all’Europa sia ai paesi in via di sviluppo. Il suo fallimento nasce dall’incapacità a correggersi e riformarsi, cui si sono aggiunte le scelte antitetiche al ruolo e al prestigio degli organismi internazionali che i governi sovranisti e nazionalisti hanno messo in atto. Proprio per questo, secondo Draghi, “Tra tutti coloro che oggi si trovano stretti tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l’opzione di diventare essi stessi una vera potenza. Dobbiamo decidere: restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare una potenza?”.

L’Europa in una serie di ambiti e di settori è già una federazione: nel mercato unico, nella concorrenza, nel commercio, nella politica monetaria, che risultano proprio l’aspetto su cui l’Europa è più forte e si confronta quasi alla pari con le grandi potenze.

Ne deriva, secondo l’ex presidente della BCE ed ex Presidente del Consiglio italiano, che anche su altri piani bisogna diventare una federazione e compiere il passaggio definitivo dall’attuale confederazione: sul piano fiscale, della politica estera e della difesa. Anche scegliendo, se necessario, una strada a doppia velocità: con gli stati che ci stanno immediatamente e a ruota con quelli che hanno timori e riserve. Il pericolo è che l’Europa diventi sempre più irrilevante, in “un futuro in cui rischia di diventare, al tempo stesso, subordinata, divisa e deindustrializzata”, preparando così il terreno per perdere anche la propria identità e i propri valori che ne fanno, ancora adesso, un modello cui molti paesi cercano di adeguarsi.

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