Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato martedì che non farà “alcun passo indietro” sul suo obiettivo di controllare la Groenlandia, rifiutandosi di escludere l’uso della forza per ottenere l’isola artica e attaccando apertamente gli alleati, mentre i leader europei faticano a reagire.
L’ambizione di Trump – espressa attraverso post sui social media e immagini generate con l’intelligenza artificiale – di sottrarre la sovranità della Groenlandia alla Danimarca, anch’essa membro della Nato, rischia di far esplodere l’alleanza che da decenni costituisce l’architrave della sicurezza occidentale.
La crisi potrebbe inoltre riaccendere una guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa, che lo scorso anno aveva scosso a lungo mercati e imprese. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha però respinto quelle che ha definito “isterie” sulla questione groenlandese.
“Come ho detto a tutti in modo molto chiaro, la Groenlandia è fondamentale per la sicurezza nazionale e globale. Su questo non si torna indietro”, ha affermato Trump dopo un colloquio con il segretario generale della Nato Mark Rutte.
Per rafforzare il messaggio, Trump ha pubblicato immagini generate dall’IA che lo ritraggono in Groenlandia con una bandiera statunitense e davanti a una mappa in cui Canada e Groenlandia appaiono come parte degli Stati Uniti.
Trump ha inoltre diffuso messaggi privati, tra cui uno del presidente francese Emmanuel Macron che si chiedeva cosa stesse “facendo sulla Groenlandia”. In precedenza il presidente americano aveva minacciato di colpire vini e champagne francesi con dazi fino al 200%.
L’Europa valuta contromisure
L’Unione europea ha minacciato ritorsioni commerciali. Una delle opzioni è un pacchetto di dazi su 93 miliardi di euro di importazioni statunitensi, che potrebbe entrare in vigore automaticamente il 6 febbraio, dopo la scadenza di una sospensione di sei mesi.
Un’altra possibilità è il cosiddetto strumento anti-coercizione, mai utilizzato finora, che consentirebbe di limitare l’accesso delle imprese statunitensi agli appalti pubblici, agli investimenti, ai servizi finanziari o al settore dei servizi, nel quale gli Stati Uniti registrano un surplus nei confronti dell’UE, inclusi i servizi digitali delle grandi aziende tecnologiche.
“Non è solo una questione che riguarda il Regno di Danimarca, ma l’intera relazione transatlantica”, ha dichiarato la ministra dell’Economia danese Stephanie Lose, alla vigilia di una riunione dei ministri europei dell’Economia e delle Finanze a Bruxelles.
“È una situazione seria. Anche se vorremmo de-escalare, altri stanno contribuendo ad alimentare la tensione. Per questo dobbiamo tenere tutte le opzioni sul tavolo”.
Bessent, intervenendo a margine del Forum economico mondiale di Davos, ha detto di essere fiducioso che si troverà una soluzione in grado di garantire la sicurezza sia degli Stati Uniti sia dell’Europa. “Sono passate solo 48 ore. Non drammatizziamo”, ha dichiarato, aggiungendo di essere convinto che la crisi non degenererà.
Più prudente la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che a Davos ha affermato che i recenti shock geopolitici costringeranno l’Unione a costruire un’Europa più autonoma. “Potremo cogliere questa opportunità solo se riconosceremo che il cambiamento è permanente”, ha detto.
Mosca soffia sul fuoco
La Russia, che osserva con evidente soddisfazione le tensioni tra Washington ed Europa, ha messo in discussione la sovranità danese sulla Groenlandia. Il ministro degli Esteri russo ha dichiarato che l’isola non è “una parte naturale” della Danimarca.
Le nuove minacce di dazi contro gli alleati europei hanno riacceso i timori di una nuova escalation commerciale. I mercati finanziari hanno reagito negativamente: le borse europee hanno registrato forti cali e anche i future statunitensi sono scesi, mentre il dollaro si è indebolito, segnale che le tensioni commerciali stanno mettendo sotto pressione anche la principale valuta di riserva mondiale.
