Perché la sinistra – e in particolare le donne – non manifesta contro il regime degli ayatollah?
Non è la prima volta. Quando nel 2022 le donne iraniane avevano iniziato la lotta contro l’imposizione del velo pagando un prezzo pesante, la solidarietà di molte donne si era esaurita tagliandosi una ciocca di capelli. Un gesto simbolico che però non può esaurire la necessità di sostenere le nostre sorelle iraniane che lottano per diritti che sono anche i nostri diritti, i diritti delle donne sono universali. Il relativismo culturale, diffuso anche tra le femministe, porta a giustificare le discriminazioni delle donne, anche quella dell’imposizione del velo. Come si fa a ritenere l’uso del velo una scelta di libertà? Una negazione del corpo della donna, in parte e/o totalmente, non può essere una libertà.
Ora le proteste in Iran sono andate ben oltre il movimento delle donne, che già avevano avuto il sostegno di una parte importante della società iraniana, e riguardano tutta la società, compresi i bazari, i commercianti, zoccolo duro del regime degli ayatollah, gli stessi che avevano provocato la caduta dello shah. In discussione è la sopravvivenza del regime degli ayatollah, la fine di una teocrazia sanguinaria e se questo dovesse succedere avrebbe delle ripercussioni in tutto il Medio oriente, così come le aveva avute l’arrivo al potere di Khomeini.
Sarebbe una vittoria perché potrebbe aprire la strada a un processo di democratizzazione in tutti i paesi arabi, con tutte le incognite del futuro. La caduta degli ayatollah sarebbe comunque un successo per tutto il movimento Donna, vita, libertà, che si estende dall’Iran al Rojava passando per l’Afghanistan.
Forse a frenare le manifestazioni della sinistra è il fatto che a sostenere, almeno a parole e speriamo non vada oltre, la rivolta – o rivoluzione – iraniana sono anche Trump e Netanyahu? A parte il fatto che Israele è una teocrazia anch’essa, il paventato intervento di Trump e Natanyahu, viene osteggiato anche da chi protesta in Iran perché sicuramente questo rafforzerebbe gli aytollah e la guida suprema Khamenei.
A invocarlo forse è solo Reza Pahlavi, figlio dello Scià cacciato dalla rivoluzione islamica nel 1979, che punta a succedere agli ayatollah, sebbene all’interno dell’Iran qualcuno lo appoggi sicuramente non è la maggioranza. Forse chi lo appoggia ha dimenticato o non ha mai conosciuto le repressioni del Pahlavi padre.
Si sottolinea spesso la mancanza di una leadership iraniana in grado di succedere a Khamenei ignorando che fra gli iraniani costretti a vivere in esilio ci sono persone come la premio Nobel Shirin Ebadi, per citarne solo una. E altri potrebbero uscire dalle carceri, tra quelli sfuggiti alla forca del regime. Quindi è necessario e urgente che la sinistra si mobiliti e scenda in piazza a sostegno del popolo iraniano.
