La risoluzione votata dall’Onu con una maggioranza schiacciante – 141 si, 5 contrari e 35 astenuti – ha confermato la richiesta di immediato ritiro delle truppe russe dall’Ucraina. Una mossa che ha isolato ancor di più Vladimir Putin dal resto del mondo.
“Mi congratulo con gli Stati membri delle Nazioni Unite per aver tenuto questa sessione storica. Il voto di oggi mette a nudo l’isolamento di Putin. Il mondo – ha dichiarato Joe Biden in un comunicato relativo alla risoluzione Onu – sta rifiutando le bugie della Russia. Mosca è responsabile delle devastanti violazioni dei diritti umani e della crisi umanitaria internazionale in Ucraina. Non c’è spazio per scuse o equivoci. La colpa è della Russia”.
Nel mirino del presidente americano anche gli oligarchi russi con l’obiettivo di sequestrare “i loro yacht, le loro ville e i loro jet privati” spingendo l’opinione pubblica contro “il dittatore russo”, in una battaglia “della libertà contro la tirannia”.
Il voto dell’Onu è stato anticipato dalle arringhe di Washington e Kiev, che hanno accusato la Russia di aver tradito la carta delle Nazioni Unite e di commettere “un genocidio”.
La Cina, alleata di Mosca e sempre più scettica sull’invasione di Putin, si è astenuta sottolineando che “tutti avranno da perdere in una nuova guerra fredda”, stesso discorso per l’India, militarmente vicina al Cremlino, così come Cuba e Nicaragua, Iran, Iraq, Pakistan e Kazakhstan. Putin ha perso la neutralità del Brasile di Jair Bolsonaro, che ha votato a sostegno. A favore anche il mondo del Golfo: Arabia Saudita, Emirati, Oman, Qatar.
L’ambasciatore russo all’Onu Vassily Nebenzia, ha chiesto di bocciare la risoluzione invocando il diritto all’autodifesa previsto dall’articolo 51 della Carta ma, su questo frangente con la Russia si sono schierate solo la Bielorussia, la Siria, l’Eritrea e la Corea del Nord, che ha accusato gli occidentali di aver “distrutto la Libia, l’Iraq e l’Afghanistan”.
Nel testo non si “condanna” più l’invasione, come inizialmente previsto, ma si “deplora con la massima fermezza l’aggressione della Russia contro l’Ucraina”. Si chiede che Mosca “cessi immediatamente l’uso della forza contro l’Ucraina e si astenga da ogni ulteriore minaccia illegale o uso della forza contro qualsiasi Stato membro”, e che “ritiri immediatamente, completamente e incondizionatamente tutte le sue forze militari dal territorio ucraino entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti”. La risoluzione “condanna la decisione della Russia di rafforzare la messa in stato di allerta delle sue forze nucleari” in quella che è a tutti gi effetti un “raccomandazione in materia di mantenimento di pace e sicurezza”, materia di pertinenza del Consiglio di sicurezza, che quindi è stato in qualche modo aggirato, dando un segnale politico potente.
I Paesi che avevano sponsorizzato il documento erano 96, tra cui l’Italia. Washington e gli alleati occidentali avevano l’obiettivo di superare i due terzi dei voti per ottenere l’adozione del testo, non legalmente vincolante ma politicamente molto significativo. Il risultato è andato oltre, superando anche l’esito di un’analoga mozione di condanna della Russia per l’annessione della Crimea nel 2014, che aveva ricevuto 100 sì, 11 no e 58 astensioni.
Una maggioranza netta contro l’invasione voluta da Putin, compresi numerosi Paesi africani e dell’America Latina, in parte anche per il timore di un effetto domino se la Russia dovesse conquistare l’Ucraina. Entro la settimana dovrebbe essere messa al voto una risoluzione proposta da Francia e Messico per favorire gli aiuti umanitari, nella speranza che la Russia non metta il veto anche su questo.
