C’è entusiasmo a Salerno per la promozione della squadra granata in Serie A. Resta però da sbrogliare il nodo mai affrontato della multiproprietà.
Dopo 23 anni fuori dal massimo campionato di calcio italiano, Salerno può tornare a intonare i cori di trionfo. Grazie alla la vittoria in trasferta contro il Pescara nell’ultima giornata di Serie B (con gol di Anderson su rigore, e poi reti di Casasola e Tutino) la Salernitana ha finalmente raggiunto il traguardo della promozione.
L’assetto proprietario della Salernitana
La Salernitana è di nuovo pronta a fare ingresso in uno dei campionati di calcio più competitivi ed entusiasmanti al mondo. L’Inter è già campione d’Italia, ma le quote Serie A aggiornate al termine 36esima giornata consentono di scommettere su una corsa Champions davvero agguerrita, a cui partecipano ben cinque squadre: Atalanta, Napoli, Milan, Juventus e Lazio.
Nonostante la promozione meritata, raggiunta dopo più di 20 anni di attesa, il club campano deve però risolvere il problema legato all’assetto proprietario. Dal 21 luglio 2011, la società sportiva Salerno Calcio è infatti di proprietà di Claudio Lotito e del cognato Marco Mezzaroma. Lo stesso Lotito che, dal 2004, è anche il patron della Lazio.
I due imprenditori romani hanno rilevato la Salernitana quando giocava nei Dilettanti (nel 2005, il club fu escluso dal calcio professionistico a causa di una serie di inadempimenti finanziari).
Ora ne condividono la proprietà tramite due diverse società. Una di queste è amministrata da Lotito, ma intestata al figlio Enrico. L’altra, invece, è gestita da Mezzaroma e dalla sorella (che è la moglie di Lotito). Le cose però dovranno cambiare, e al più presto. Vediamo perché.
Salernitana in Serie A: il nodo della doppia proprietà
Claudio Lotito ha potuto rilevare la Salernitana grazie a una deroga del regolamento concessa alle squadre che lottano per riprendersi da retrocessioni e fallimenti. Di norma, nella categoria dei professionisti vige infatti il divieto della multiproprietà. Fanno eccezione le squadre che salgono nel calcio professionistico dalla lega Dilettanti. Proprio questa deroga ha permesso a Lotito, già proprietario della Lazio, di acquisire anche il club campano (e ai De Laurentiis di intestarsi la presidenza del Bari).
Con la promozione dei granata in Serie A, però, il discorso cambia. Sembra una contraddizione, ma lo stesso regolamento della FIGC impedisce che due squadre appartenenti allo stesso proprietario giochino nel medesimo campionato. Dato per certo che la Lazio sia incedibile, Claudio Lotito è obbligato a vendere la Salernitana.
Le regole federali stabiliscono che la cessione a un altro acquirente deve avvenire entro 30 giorni, pena esclusione dal campionato dei club di proprietà. Ed è bene ricordare che le quote non potranno essere trasferite a familiari e simili fino al quarto grado di parentela.
Vendere o non vendere? Il dilemma di Lotito
Secondo gli addetti ai lavori, la Salernitana avrebbe già ricevuto alcune offerte interessanti da parte di un altro imprenditore romano e da qualche fondo di investimento estero. Lotito non vorrebbe vendere, ma è costretto a farlo per evitare che i granata non vengano ammessi in Serie A. Restando di sua proprietà, il club campano giocherebbe in Serie B anche la prossima stagione, senza che gli venga riconosciuto il merito della promozione guadagnato sul campo.
Anche Mezzaroma ha dichiarato ai giornalisti di non condividere il regolamento federale, e in particolare la norma che lo esclude dalla proprietà in quanto legato da vincolo di parentela con Lotito. Una regola, a suo avviso, fin troppo restrittiva, e che necessita di essere modificata. I due imprenditori sperano che la FIGC intervenga modificando il regolamento, ma le parole del presidente Gravina “le regole sono le regole” pronunciate durante un’intervista a Radio1 non sembrano portare ad aperture in questa direzione.
Conclusioni
L’avventura di Lotito a Salerno sembra destinata a concludersi. Entro un mese dalla promozione granata in Serie A, il patron di Salernitana e Lazio dovrà trovare un acquirente per il club campano. Se continuasse a mantenere la proprietà delle due squadre, entrambe potrebbero pagare la decisione con l’estromissione dal prossimo campionato di Serie A.
