Il ministero degli esteri turco ci tiene a sottolineare che l’operazione ‘Ramoscello d’ulivo’, iniziata lo scorso 20 gennaio e conclusa il 20 marzo con l’invasione di Afrin è assolutamente ‘antiterrorismo’ e non accetta le critiche giunte dal Dipartimento di Stato Usa, secondo cui ai profughi di Afrin sarebbe impedito il rientro nei loro luoghi di origine.
Hami Aksoy, portavoce turco, ha infatti detto che le informazioni degli Usa si basano su false piste dei terroristi delle Ypg e Pyd, che al contrario stanno impedendo ai profughi di tornare a casa per gettare fango sulla Turchia.
Certo, poco valgono le testimonianze, praticamente quotidiane, degli abitanti della zona sulle atrocità commesse dall’esercito di mercenari e jihadisti turchi ai danni dei curdi rimasti nella zona: per il sultano Erdogan, è giusto che la Turchia rimanga ad Afrin per garantirne la sicurezza e la situazione continuerà “finché i terroristi non saranno sconfitti”.
