In attesa che questa sera la Juventus risponda al Napoli, ospitando il Genoa, va in archivio una giornata del campionato di serie A che, come sempre più di frequente accade, resta interlocutoria perché le risposte del campo non sembrano corrispondere alla effettiva situazione delle squadre.
La giostra delle partite è cominciata, ad ora di pranzo, con un Atalanta-Napoli che aveva significati molto importanti, visti i problemi che la Dea ha sempre causato ai partenopei. E, a conferma di questo, è stata una partita difficile da risolvere per il Napoli che ha, dapprima, subito l’aggressività dei nerazzurri ed ha vinto, poi, con un gol che, vivisezionato da tutto e tutti, non ha sgombrato il campo dal sospetto che Mertens fosse in fuorigioco nel momento in cui s’è involato verso la porta avversaria. Ma il Napoli ha dato l’ennesima dimostrazione di saldezza e questo mette in secondo piano le solite, ennesime, ormai stucchevoli proteste e lamentazioni di Sarri che domani comincerà a contestare anche il fatto che il sole sorge ad Oriente. Si sa che i toscani hanno il gusto della polemiche, ma, se esiste qualcuno in grado di farlo, che si consigli a Sarri di mostrare di sè la grandezza da allenatore e non gli atteggiamenti da vecchia zia che si lamenta di tutto, anche quanto ogni cosa va bene. E ieri, per i suoi ululati alla luna, ha indotto anche la Lega a replicare alla sua accusa-constatazione che il calendario favorisce la Juve.
L’incontro-clou del Meazza, tra Inter e Roma, è finito in parità. Sarebbe sbagliato ridurre l’analisi della partita all’errore di Santon, che ha spianato la strada al gol del vantaggio romanista di Stephan el Sharawi, ed alle eccezionali parate del portiere gialloroso Alisson. Un errore – parliamo di Santon – ci può stare, ma se si continuano a manifestare qualche domanda l’allenatore nerazzurro se la deve porre sulla saldezza di nervi e sul carattere del suo terzino. Non si può crocifiggere un giocatore per un errore, ieri Santon domani chissà chi, ma un allenatore deve essere anche freddo nell’analizzare comportamenti che cominciano ad essere ripetitivi e non occasionali. Lo stesso ragionamento, pur se con parametri diversi, deve essere fatto per la Roma che ieri ha rischiato di prendere più del solo gol di Vecino e deve ringraziare (si fa per dire, Alisson è pagato per fare il suo mestiere) il suo portiere. Ma, a mente fredda e guardando ai numeri – che sono pure aridi, ma se esistono devono pur servire a qualcosa – , la Roma ha concesso troppe occasioni agli avversari e questo può non essere solo conseguenza del calo fisico. Insomma, Spalletti e di Francesco devono porsi delle domande sul fatto che, se non hanno perso, nemmeno hanno vinto, come era nei loro programmi e questo qulcosa deve pure significare.
Ma ieri è stata la giornata della Lazio che, impallinando il Chievo, ha mostrato per intero la sua forza che, ed è questo il dato più importante, non è solo degli undici titolari, ma di tutti quelli che sono chiamati a subentrare. La squadra di Inzaghi gioca un calcio bellissimo e, cosa che non guasta, sembra non essere toccata da altriproblemi extra-campo, siano esse le fesserie dei suoi tifosi più beceri o le trame del suo presidente, alla ricerca perenne di una poltrona. La Lazio c’è e con lei devono fare i conti tutti e questo è già un miracolo, viste le premesse d’inizio campionato.
Il resto della giornata ha visto la splendida performance di Fabio Quagliarella, che ha messo a segno una tripletta, a conferma della sua serietà di atleta. La Samp è quindi tornata e ha annichilito una Fioretina in prolungata striscia positva, che certo non s’aspettava una simile accoglienza a Marassi, uno stadio che ”fa sentire” il pubblico agli avversari. Il Bologna ha risolto la pratica Benevento uscendo da un periodo non certo felice. Si dirà che l’avversario non era dei più difficili, ma ogni partita può nascondere insidie e bene ha fatto Donadoni a caricare i suoi come se stessero andando alla conquista di chissà quale trofeo internazionale.
Poco da dire su Sassuolo-Torino e Udinese-Spal, se non che i risultati sono essenzialmente giusti al netto di prevalenze territoriali che non sempre si traducono in gol.
Infine la squillante vittoria del Crotone di Zenga a Verona, sponda Hellas. Un incontro dal valore doppio perchè le due squadre cercano di evitare il terz’ultimo posto in classifica ed anche perché si trattava della prima partita dove potevano gocare gli acquisti di gennaio. Il risultato di tre a zero per i calabresi addirittura dice poco rspetto alla superiorità mostrata, che si è concretizzata con gol di pregevole fattura (il primo ed il terzo, addirittura bellissimi).
I problemi di Inter e Roma, la grande Lazio e i lamenti di Sarri
Nerazzurri e giallorossi non si fanno del male, ma quanti rimpianti. La 'banda Inzaghi' pialla il Chievo, mentre Sarri, anche quando vince, se la deve prendere con qualcuno.

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globalist Modifica articolo
22 Gennaio 2018 - 10.14
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