In campagna elettorale aveva detto cose terribili sui “latinos”, descritto come delinquenti che venivano mandati a creare problemi negli Stati Uniti. Aveva puntato tutta la sua propaganda sul Muro e creato tensioni diplomatiche con il governo messicano. Ma lui è deciso ad andare fino in fondo usando tutti i mezzi, perfino quelli moralmente discutibili, per fermare i clandestini. Ed è per questo che la Casa Bianca sembra aver intenzione di separare le famiglie degli immigrati illegali. Adulti da una parte, minori dall’altra.
Negli ultimi mesi i tentativi di entrare illegalmente negli Stati Uniti attraverso la frontiera con il Messico si sono modificati, nel senso che ad alimentarli sono soprattutto flussi che provengono dal ”Triangolo del Nord” dell’America centrale – El Salvador, Honduras, Guatemala -. Un fenomeno doloroso che lo è ancora di più se si pensa che, al suo interno, se ne muove un altro ancora più drammatico, quello dei minori che arrivano oltre il confine americano senza i genitori.
Ma, ed è qui il punto che l’Amministrazione Trump vuole affinare nell’ambito della strategia più complessiva, una delle misure che potrebbero fungere da deterrente, oltre al massiccio dispiegamento di guardie di frontiera, è l’ipotesi di separare le famiglie dei clandestini: genitori nei centri di transito prima dell’espulsione, i figli in quelli di raccolta gestitit dall’Hhs, il Dipartimento della Salute e dei servizi umani. Un artifizio meramente amministrativo da fare balenare come minaccia davanti a chi, spinto dalla disperazione, decide di intraprendere il pericoloso viaggio verso gli Stati Uniti.
Ma il progetto, che al momento resta a livello di indiscrezioni trapelate da notizie fatte trapelare da alti funzionari e che sono state riportate dal Washington Post, colpirebbe anche le famiglie di migranti che già vivono, in condizioni di illegalità, negli Stati Uniti.
I dati numerici danno il profilo forse più esatto di quanto sta accadendo. A novembre, gli agenti statunitensi a guardia della frontiera hanno preso in custodia 7.018 famiglie, o “unità familiari”, lungo il confine con il Messico, con un aumento del 45% rispetto al mese precedente. E con il numero di “minori stranieri non accompagnati” (Uac l’acronimo con il quale vengono etichettati) che era aumentato del 26%.
I rifugi per bambini gestiti da Hhs sono giù al massimo della capacità o “pericolosamente vicini” ad essa e il quadro al confine è indicativo: il numero di migranti detenuti in novembre era di 39.006, il più alto totale, mese su mese, da quando Trump è diventato presidente.
Tyler Houlton, un portavoce del Dipartimento per la sicurezza interna (Dhs), ha confermato che l’agenzia ha “rivisto i cambiamenti procedurali, politici, normativi e legislativi” per scoraggiare i migranti. Senza scendere in particolari, ha detto che alcune delle misure “sono state approvate” e il Dhs sta lavorando con altre agenzie federali “per implementarle nel prossimo futuro”.
“L’amministrazione si impegna a utilizzare tutti gli strumenti legali a sua disposizione per proteggere i confini della nostra nazione e, come risultato, stiamo continuando a rivedere ulteriori opzioni strategiche”, ha detto Houlton.
I funzionari dell’amministrazione Trump hanno descritto le misure come opzioni politiche sgradevoli, ma necessarie per scoraggiare le famiglie centroamericane dall’avviarsi nel lungo e pericoloso viaggio verso il confine o ingaggiare contrabbandieri per portare i loro figli a nord.
I migranti provenienti da El Salvador, Guatemala e Honduras rappresentano la maggior parte di famiglie e bambini presi sotto custodia negli Stati Uniti lungo il confine e molti di loro, agli agenti di frontiera, dicono di temere per la propria vita se rimandati nei Paesi d’origine, paralizzati dalla violenza delle bande e dai tassi di omicidi tra i più alti del mondo.
I funzionari dell’amministrazione Trump dicono che i migranti centroamericani e i contrabbandieri che pagano per portarli al confine ”sfruttano spudoratamente la compassione degli americani” per entrare negli Stati Uniti e giocare la carta della richiesta di asilo politico. Un processo, quest’ultimo, che può richiedere anche anni per essere definito. Al punto tale che il moltilicarsi di richieste di riconoscimento dello status di rifiugiato politico ha portato a oltre 600 mila il numero dei casi pendenti nei tribunali preposti.
Ai richiedenti asilo vengono spesso rilasciati permessi di lavoro temporanei e, se il loro processo ha esito negativo (cioè il diniego allo stato di rifugiato politico), restano comunque negli Stati Uniti entrando in clandestinità.
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