Ancora sangue nella protesta anti Maduro. Un’altra giornata di protesta di piazza contro il governo, un altro corteo bloccato dai lacrimogeni delle forze dell’ordine, un altro morto -il sesto dall’inizio di aprile – fra i manifestanti, ucciso dai gruppi armati irregolari del chavismo, i “colectivos”. Si chiamava Carlos Jose’ Moreno, uno studente di primo anno alla facolta’ di Economia, di soli 17 anni. Il brutale copione della crisi politica a Caracas si è ripetuto oggi con macabra precisione.
Miguel Salomon, direttore della Clinicas Caracas, ha precisato che il giovane, Carlos Moreno, e’ morto nella sala operatoria mentre i medici tentavano di salvargli la vita. Il procuratore capo del Venezuela ha annunciato che e’ stata aperta un’inchiesta sull’incidente dopo le notizie contrastanti sulle cause della sua morte. Gli oppositori del presidente Nicolas Maduro hanno puntato il dito contro le milizie armate filo-governative che – a dir loro – hanno aperto il fuoco sulla folla di manifestanti, mentre alti ufficiali hanno riferito che il ragazzo e’ stato attaccato mentre stava rientrando a casa da una partita di calcio.
“È morto”, ha detto Amadeo Leiva, responsabile dell’Ospedale Clinicas Caracas. “Partecipava a un corteo dell’opposizione quando gli ha sparato qualcuno in motocicletta, che prima aveva sparato gas lacrimogeni contro la folla”.
Una dinamica tutta da chiarire. La madre del giovane ha detto alla stampa, che il figlio “non stava partecipando alla protesta, ma passava da quelle parti quando hanno cominciato a sparare”.
L’opposizione aveva organizzato per la giornata -f esta nazionale in Venezuela– quella che avevano battezzato “la madre di tutte le proteste”: manifestanti oppositori dovevano concentrarsi in 26 punti della città, per poi convergere in unico corteo. Come sempre in occasione delle proteste dell’opposizione, le autorita’ di Caracas hanno hanno chiuso quasi 20 stazioni della metro di Caracas, e disposto posti di blocco nei principali punti di accesso al centro della citta’. I primi problemi sono sorti, pero’, prima ancora che iniziasse la manifestazione. Sui social network si sono moltiplicate le informazioni su gruppi di “colectivos” che occupavano con violenza i punti di concentrazione dell’opposizione. E in uno di questi punti la violenza è diventata omicida.
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