Birmania: finita l'offensiva militare contro i Rohingya

L'operazione ha costretto oltre 70 mila musulmani della minoranza a rifugiarsi nel Bangladesh

Rohingya discriminati in Birmania
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16 Febbraio 2017 - 14.44


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Finita una repressione ne è cominciata un’altra: il governo birmano ha annunciato la conclusione della controffensiva iniziata quattro mesi fa nel nord dello stato Rakhine, un’operazione che ha costretto oltre 70 mila musulmani di etnia Rohingya a rifugiarsi in Bangladesh e che è stata aspramente criticata dalla comunità internazionale per gli abusi delle forze di sicurezza.
“La situazione nel nord del Rakhine è ora stabile. Le operazioni militari sono terminate, il coprifuoco è stato allentato e rimane solo una presenza di polizia per mantenere la pace”, è stato scritto nel comunicato dell’ufficio di Aung San Suu Kyi, consigliere di stato e di fatto plenipotenziaria nel governo del suo fedelissimo Htin Kyaw.
Le operazioni dell’esercito erano iniziate dopo una serie di attacchi contro postazioni di polizia lo scorso 9 ottobre, che causarono nove morti.
 Tutte le maggiori organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno accusato le forze armate di ripetute violazioni dei diritti umani, che vanno dallo stupro a roghi appiccati a oltre mille case, per un bilancio di vittime che si teme superi il centinaio. Per tutto questo periodo, il governo ha impedito a osservatori esterni di visitare l’area.
 Un recente rapporto dell’Onu ha anch’esso accusato le autorità birmane di massicci crimini. Due giorni fa, il segretario generale Antonio Guterres si è detto “sconvolto” dal contenuto del documento. Nel Rakhine, dove si calcola vivano un milione di Rohingya, questa minoranza è privata della cittadinanza e sistematicamente discriminata. La stragrande maggioranza dei birmani la considera estranea al tessuto etnico del Paese.

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