Siria, la Russia spara missili da una nave nel Mediterraneo

Mosca ha lanciato per la prima volta missili da crociera dal mare. Tregua ancora lontana.

Nave da guerra
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20 Agosto 2016 - 11.32


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La Russia ha lanciato per la prima volta missili da crociera contro la Siria a partire da navi da guerra nel Mediterraneo. A quanto ha reso noto il ministero russo della Difesa, due navi della Flotta del mar Nero, la Zelyony Dol e la Serpukhov, hanno lanciato ieri tre missili a partire da posizioni a largo della costa siriana nel Mediterraneo orientale. La nuova mossa militare, scrive oggi il New York Times, vuole essere una dimostrazione che la Russia è in grado di colpire da tutte le direzioni -dall’Iran, le navi militari nel mar Caspio, dalla base costiera siriana di Latakia, e ora dal Mediterraneo – in una regione dove Mosca vuole consolidare la sua influenza.

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Tuttavia, nota il giornale, nel contesto delle decine di attacchi compiuti giornalmente dalla Russia, il lancio dei tre missili non è particolarmente significativo sul terreno. Secondo la difesa russa, sono stati colpiti una guarnigione, un centro di comando e un deposito di armi del Fronte di Conquista del Levante, l’ex Fronte al Nusra affiliato ad al Qaeda.

Pentagono: no ad attacchi aerei vicino a personale Usa. 

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Il Pentagono ha inviato un messaggio chiaro al governo di Bashar al-Assad: non conduca attacchi aerei vicino al personale americano o della coalizione, impegnato a combattere i jihadisti dello Stato islamico in Siria. L’avvertimento è stato lanciato dopo due giorni di bombardamenti realizzati dal regime siriano contro forze curde nella città di Hasaka, nella parte nord-orientale della nazione dove gli Usa stanno appoggiando i curdi nella lotta contro il gruppo terrorista. Di conseguenza, jet Usa sono stati inviati in pattugliamento nello spazio aereo in questione.

“Come abbiamo detto in passato, il regime siriano farebbe bene a non interferire con le forze della coalizione o con i nostri partner”, ha detto Jeff Davis, portavoce del Pentagono, precisando che nessun americano è stato ferito e che ieri due cacciabombardieri Su-24 siriani hanno tentato di volare nell’area quando hanno incontrato i jet Usa. Stando a Davis, è la prima volta che gli Usa hanno dispiegato jet inSiria in risposta ad attacchi aerei del regime; quanto successo rappresenta forse uno dei momenti più tesi tra la coalizione capitanata dagli Usa in Siria e l’esercito di Assad dallo scoppio del conflitto, nel 2011.

“Consideriamo con la massima serietà i casi in cui il personale della coalizione è messo a rischio”, ha continuato Davis, precisando che “abbiamo il diritto intrinseco all’autodifesa”.

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La tensione aumenta. Quanto successo nelle ultime 48 ore dimostra come un aumento della tensione sull’asse Washington-Damasco sia possibile anche se la presenza militare americana in Siria è relativamente contenuta. Un attacco diretto contro forze Usa da parte del governo siriano o del suo alleato russo avrebbe conseguenze imprevedibili, proprio per via dell’alleanza con la Russia e l’Iran su cui la Siria può contare.
Già giovedi – quando i jet Usa sono arrivati sul posto mentre quelli siriani se ne stavano andando – Washington ha chiamato Mosca. Il Cremlino ha risposto dicendo che i caccia non erano i suoi.

Gli Usa non hanno contattato direttamente il governo o l’esercito siriano né hanno dichiarato una no-fly zone nei cieli contestati, ma attraverso la Russia l’amministrazione Obama ha inviato ad Assad un messaggio chiaro: “I jet Usa difenderanno i propri soldati sul campo se verranno minacciati”.

“Ci preoccupiamo quando vediamo attacchi aerei da parte del regime a Hasaka, in un’area che tutti conoscono, incluso il regime [siriano], e in cui la coalizione è attivamente coinvolta contro l’Isis”, ha aggiunto il portavoce del Pentagono. E
infatti, da quando il conflitto siriano è iniziato, il regime ha praticamente evitato di scontrarsi con la minoranza curda lasciando di fatto campo libero nelle aree nord-orientali della Siria a maggioranza curda. Negli ultimi mesi questo equilibrio è venuto meno nonostante i curdi siano appoggiati dagli Usa nella lotta contro lo Stato Islamico. Il timore di Assad è che i curdi riescano a stabilire una regione semiautonoma come quella che hanno a Nord dell’Iraq.

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Jet Assad sui cieli di Hasakah malgrado avvertimento Usa. Se i bombardamenti aerei siriani contro i curdi continueranno, Washington rischia di perdere il suo partner più forte nella lotta contro l’Isis in Siria.

Aerei da guerra siriani stanno continuando a sorvolare la città di Hasakah (nella punta nord-orientale del Paese), controllata dai curdi filo-americani, malgrado ieri jet Usa siano intervenuti proprio per proteggere le forze curde, bombardate ieri dagli aerei di Damasco con il rischio di colpire le forze speciali di Washington presenti nella zona. Caccia americani si sono levati in volo quando e’ giunta una richiesta di intervento dai commandos sul posto. Non appena hanno raggiunto la zona i jet siriani si sono dileguati. Finora si sono limitati, a partire da stanotte, a sorvolare l’area senza sganciare alcuna bomba ma il rischio di uno scontro diretto tra aerei da guerra di Washington e Damasco, seppur remoto, resta. Il tutto con i russi, alleati di Assad, che finora si sono limitati a guardare senza farsi coinvolgere nella disputa ma sottolineando di non aver propri aerei da guerra impegnati nell’area.

Times, i jet russi hanno ucciso più civili di Isis. Dall’inizio del loro salvifico (solo per Bashar Assad) intervento militare in Siria, lo scorso 30 settembre, i russi hanno ucciso piu’ civili di Isis. E’ quanto scrive il britannico Times citando l’Osservatorio siriano per i diritti umani secondo il quale sotto le bombe dei caccia e dei bombardieri diMosca hanno perso la vita 2.704 civili mentre nello stesso periodo Isis ne ha massacrato 2.686.

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