Mantenuti a vita? La Svizzera alle urne dice no al reddito di base

Oggi il referendum che ha ufficialmente bocciato il "reddito di base incondizionato" arrivata da un gruppo di cittadini indipendenti

Una valanga di monete: la manifestazione a favore del reddito di base incondizionato, Svizzera
Una valanga di monete: la manifestazione a favore del reddito di base incondizionato, Svizzera
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5 Giugno 2016 - 12.29


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Il sogno di chiunque: mantenuti a vita dallo Stato. 2500 franchi per gli adulti e 625 per i minori, senza condizioni. Prendere uno stipendio, senza lavorare e senza dover dimostrare di averne bisogno. Ma alle urne la Svizzera dice no al ‘reddito di cittadinanza’ d’oltralpe.

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La giornata. Giornata di referendum oggi in Svizzera, dove tra diversi quesiti spicca quello sull’introduzione di un “reddito di base incondizionato” (RBI), in pratica un reddito di cittadinanza che possa garantire una vita dignitosa a tutti, compresi quanti non lavorano, per scelta o per necessità. Una iniziativa definita da molti “utopia”, vista però anche come un primo test per una società che registra crescenti gap salariali e che prende atto della scomparsa di certi lavori sulla scia della rivoluzione digitale. Se passasse, la Svizzera sarebbe il primo Paese al mondo con un reddito di 2.500 euro assicurato dallo Stato, a tutti. Ma i sondaggi prospettavano già  una bocciatura.

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La cifra in realtà non fa parte del quesito referendario, ma i promotori avevano impostato il dibattito sui 2.500 franchi svizzeri, ovvero 2.500 euro. Per i minori, ‘solo’ 625 euro.

 

Referendum, reddito per tutti ufficialmente bocciato Gli svizzeri hanno ufficialmente bocciato il “reddito di base incondizionato” per tutti: la proposta, promossa da un gruppo indipendente, e’ stata infatti respinta dalla maggioranza dei cantoni della Confederazione, scrive l’agenzia di stampa svizzera. Per essere approvata la proposta avrebbe dovuto essere approvata da una doppia maggioranza, quella dei cantoni e dei votanti.

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La proposta. La proposta del reddito “incondizionato” arriva da un gruppo di cittadini indipendenti, ma pare avere poche speranze di passare.
Il governo si è dichiarato contrario perchè implicherebbe spese insostenibili – un conto federale da 25 miliardi di franchi – molti economisti hanno fatto notare che disincentiverebbe il lavoro delle donne, altri analisti hanno sostenuto che sarebbe una zavorra letale per la meritocrazia.

L’iniziativa popolare su cui gli svizzeri decidono con un sì o un no e che raccolse 100.000 firme, vuole garantire a tutta la popolazione di “condurre un’esistenza dignitosa e partecipare alla vita pubblica, anche senza esercitare un’attività lucrativa” in un mondo che tende a sostituire al lavoro umano quello robotizzato, ed è stata promossa da un gruppo di cittadini indipendenti. Governo e parlamento l’hanno respinta praticamente in blocco e stando agli ultimi sondaggi anche il verdetto delle urne dovrebbe essere negativo con circa il 70 % di voti contrari.
Sempre oggi, gli Svizzeri si pronunciano anche su altri quattro temi: l’iniziativa popolare “a favore del servizio pubblico”, quella “per un equo finanziamento dei trasporti” e su due modifiche legislative. La prima consentirebbe, ad alcune condizioni, un esame genetico degli embrioni ottenuti con fecondazione artificiale. La seconda riguarda la nuova legge sull’asilo e mira a istituire procedure più rapide per l’esame della domande dei richiedenti. 

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Ma non prende piede. L’iniziativa, osserva un approfondimento di SwissInfo, “non ha fatto breccia tra i partiti: in parlamento è stata rifiutata in blocco dalla destra e dal centro e ha raccolto pochi consensi tra la sinistra rosso-verde. Alla Camera del popolo è stata respinta con 157 voti contro 19 e 16 astensioni”. Alla Camera dei Cantoni ha raccolto il sostegno solo della socialista Anita Fetz, che invita a riflettere su questa idea, che “potrebbe essere una soluzione concreta, presumibilmente tra 20 o 30 anni, quando dalla digitalizzazione del lavoro risulterà una forte perdita di posti”.

 

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