Zlatko Hasanbegovic, il nuovo titolare del dicastero della Cultura croato – inviso a buona parte dell’opinione pubblica per le sue clamorose tesi revisioniste e le stoccate contro l’antifascismo -, non ha alcuna intenzione di rinunciare al prestigioso incarico assegnatogli qualche giorno fa dal premier Tihomir Oreskovic, alla guida di un governo frutto dell’alleanza tra il fronte nazionalista retto dall’Hdz e il giovane movimento centrista Most. E ciò nonostante il malcontento nel mondo culturale croato si stia facendo sempre più insostenibile e l’eco delle sue incredibili dichiarazioni (“l’antifascismo è un luogo comune”, ad esempio) stia provocando ovunque reazioni sdegnate. Difatti l’appello per chiedere le dimissioni del controverso ministro, lanciato la scorsa settimana da alcuni operatori culturali sul sito internet www.kulturnjaci2016.org, ha raccolto in pochi giorni ben 1.300 firme, ottenendo l’adesione di “addetti ai lavori”, nomi noti dell’ambiente su scala nazionale e mondiale e semplici cittadini. Peraltro i promotori dell’iniziativa hanno consegnato giovedì scorso le firme al primo ministro, puntualizzando chiaramente di non voler mettere in discussione la libertà di espressione e opinione, ma di voler semmai scongiurare il rischio che la politica culturale del Paese venga dominata “dalle aberrazioni ideologiche e dalla retorica nazionalista”. Nello stesso giorno, inoltre, il presidente della Società croata degli artisti drammatici (Hddu) Slavko Juraga ha deciso di abbandonare la carica in seguito alle crescenti pressioni sul fronte interno, scatenate dalla sua riluttanza a firmare l’appello e ad opporsi pubblicamente al “nuovo corso” del ministero. Contro Juraga, infatti, si erano schierati una cinquantina di attori, registi e drammaturghi, fuoriusciti dall’associazione dopo aver tentato di convincerlo a esporsi ufficialmente. Ma tutto questo non è bastato, finora, a far desistere Hasanbegovic dall’intenzione di restare sullo scranno; anzi, il ministro ha replicato provocatoriamente allo stuolo di critiche con una lapidaria citazione di Mao Zedong: “Che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero gareggino”.
“Sono rimasta sbalordita dalla nomina di Zlatko Hasenbegovic alla guida del ministero della Cultura – ha tuonato Ursa Raukar, famosa attrice croata -, dato che non ha alcuna esperienza nel campo e per di più le sue posizioni estremiste sono in netto contrasto con l’apertura ideologica necessaria per dirigere non solo questa istituzione, ma ogni dicastero del governo. La sua è un’ideologia malata: attaccare così ferocemente l’antifascismo è un atto contrario a qualsiasi progresso compiuto finora nell’ambito dei diritti civili”. “Il ministro della Cultura deve essere aperto alle conquiste sociali e democratiche – ha osservato Dunja Vejzovic, una delle voci più celebrate del “belcanto” croato – e rifuggire totalmente dagli impulsi nazionalisti e totalitari”.
(Fonte: agenzie)
