Il gruppo del partito democratico (SDS) nell’Assemblea nazionale slovena ha presentato un emendamento alla legge sulla tutela dell’ordine pubblico e della pace, che propone il divieto di indossare il burqa e il niqab in pubblico. La ragione, secondo lo storico esponente del partito Janez Jan?a, sta nella sicurezza e nella difesa della cultura, ed a suo parere vano anche rafforzate le condizioni per ottenere l’asilo.
Le principali ragioni per le due proposte di legge sono la persistenza dell’onda migratoria ed il fatto che a livello europeo non esiste un approccio comune per risolvere questo problema. Questo si traduca in una minaccia ancora più forte per la sicurezza in tutta Europa, tra cui la Slovenia, sottolinea Jan?a. Anche se l’ondata migratoria si potrà fermare, la Slovenia continuerà a subire pressioni in termini di distribuzione dei migranti e quindi SDS vuole una legge che vieti di indossare nei luoghi pubblici il copricapo musulmano che nasconde il volto-br/>
“Ma cè anche una ragione culturale per questo, ed è il desiderio di vedere rispettati costumi e tradizioni slovene, che noi non cambieremo”, aggiunge il vice presidente del partito Vinko Gorenak , in quale rileva che la legge in per questo settore non contiene disposizioni specifiche. La Francia ha già vietato di indossare il burqa in pubblico sei anni fa, e la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che l’uso del burqa non è un diritto. Tale divieto vige anche parzialmente in Belgio e Spagna.
Il burqa è l’indumento femminile islamico che copre il corpo dalla testa al terreno con un’ apertura a livello degli occhi permette alla donna di guardare anche se la sua faccia non viene riconosciuta. La proposta SDS prevede che per la violazione della legge si commini una sanzione di 100 euro, pari a quella per l’accattonaggio o gli schiamazzi in luogo pubblico. “Quando siamo in territorio arabo dobbiamo adattarci ai loro usi, e non c’è motivo per non richiedere lo stesso trattamento quando gli arabi sono nel nostro ambiente culturale”, continua Goernak.
Anton Jan?a critia anche “generosa politica” dell’accoglienza in Slovenia che a suo avviso non deve puntare all’integrazione ma solo garantire sicurezza e sopravvivenza durante il periodo di attesa e suggerisce che la quota annuale di persone cui riconoscere protezione internazionale sia determinata dall’Assemblea nazionale su proposta del governo. Uno straniero che desidera entrare in Slovenia dovrà immediatamente presentare le prove per il riconoscimento dello status di rifugiato e l’autorità competente deve decidere entro 30 giorni. Nel frattempo, continua Jansa, bisognerebbe abolire tutta l’assistenza finanziaria sostiuendola col diritto ad alloggio e cibo per un periodo di un anno.
L’eurodeputato SDS , Anja Bah ?ibert aggiunge che se dopo cinque anni esistono ancora le condizioni per la concessione di protezione internazionale e consentire le fusioni familiari,il richiedente deve fornire la prova di avere residenza e fonte di sostentamento.
Nello stesso tempo, un sondaggio d’opinione rileva che gli sloveni temono più per la loro sicurezza a causa dei rifugiati che per gli attacchi terroristici in Europa, e quindi vogliono più protezione. Il 79 per cento dei cittadini approva la costruzione dei recinti alle frontiere, mentre il 21 per cento è contrario. In sondaggio dimostra anche che il 58 per cento degli intervistati ritiene che il livello di sicurezza in Slovenia non sia diminuito, mentre il 37 per cento pensa il contrario. I più convinti sostenitori dei recinti fanno parte del partito del centro moderno (SMC) , del gruppo del primo ministro Miro Cerar e del partito democratico (SDS).
Alla domanda se la Slovenia debba dare aiuti militari alla Francia nell’ attacco allo Stato Islamico , risponde affermativamente il 40 per cento degli intervistati, mentre il 39 per cento pensa il contrario. Il 59 per cento ha dichiarato che a causa degli attentati di Parigi la sicurezza non sarà compromessa, mentre il 19 adesso ha più paura per la sua sicurezza, ma la stragrande maggioranza ritiene che adesso la politica europea nei confronti dei rifugiati cambierà.
Fonti: Dnevnik, Hina
