Pistola fumante americana a Bengasi

Le audizioni sulla strage di Bengasi rivelano la politica segreta che ha portato gli Usa a rifornire di armi in Siria e Iraq gli stessi gruppi islamici che stanno combattendo.

Pistola fumante americana a Bengasi
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26 Ottobre 2015 - 10.43


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Secondo i democratici americani , le audizioni in corso a Washington sul dramma di Bengasi e l’assalto al consolato americano non sono altro che una caccia alle streghe condotta con spirito di parte. A giudizio dei repubblicani,, l’amministrazione Obama invece ha commesso tradimento e poi ha cercato di coprire i suoi errori . La realtà è ben lungi dall’essere chiarita dalle dichiarazioni del Dipartimento di Stato, le analisi e le audizioni senza fine. La vera storia è un’altra,e per capirla bisogna anzitutto riepilogare alcuni dei fatti finora dimostrati.

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Primo: Andrew P. Napolitano, un ex giudice della Corte Superiore del New Jersey, oggi lavora come analista per “Fox News Channel” e inoltre, cosa importante,è autore di una sette libri sulla Costituzione degli Stati Uniti. Durante le audizioni di Hillary Clinton, è stato proprio il giudice Napolitano a fare i commenti su “Fox TV”, e si è si accorto l’ex segretario di Stato è inconsistente nelle dichiarazioni su ciò che è realmente accaduto nel porto della Libia . Andrew Napolitano aveva in precedenza sostenuto, che la signora Clinton deve essere processata per tradimento. Ed ha argomentato la sua convinzione:

“La Clinton ha approvato la consegna di armi a nemici terroristici degli Stati Uniti Nel corso del mio lavoro, mi sono impegnato a rivedere e spiegare i documenti , e quello che ho visto mi ha convinto al di là di ogni ragionevole dubbio, dandomi la certezza morale che la signora Clinton ha fornito assistenza materiale ai terroristi e ha mentito al Congresso”. Ecco il retroscena. Turi, un mercante autorizzato legalmente a vendere armi americane, nel 2011 aveva chiesto ai Dipartimenti di Stato e del Tesoro l’autorizzazione a vendere armi al governo del Qatar,un piccolo Paese del Medio Oriente il cui governo è così intrecciato a quello degli Stati Uniti dal fare sempre farà quello che gli Usa chiedono .

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Per non sostenere dai Paesi e gruppi che potrebbero danneggiare gli americani e gli interessi americani, il Congresso ha autorizzato i Dipartimenti di Stato e del Tesoro ad essere custodi di armi. Possono dichiarare un Paese o un gruppo come organizzazione terroristica, ed in questo caso la vendita di armi ad essa è un crimine, oppure possono accordare la licenza . Turi ha venduto centinaia di milioni di dollari di armamenti al governo del Qatar, il quale poi, su richiesta dei funzionari del governo americano, li ha venduti o barattati con gruppi ribelli in Libia e Siria. Alcuni dei gruppi che hanno ricevuto le forniture erano nella lista del terrore degli Stati Uniti.Come può essere accaduto?

Ecco dove entrano in gioco èil Dipartimento di Stato della signora Clinton e la sua guerra segreta , perché Hillary ha usato il server del computer di suo marito per tutto il suo traffico e-mail, mentre era il segretario di Stato, e questa è una violazione delle tre leggi federali. Pochi nel Dipartimento di Stato, al di fuori di lei cerchio interno, sapeva quello che stava facendo.Lei aveva ottenuto il permesso dal presidente Obama e il consenso da parte dei leader del Congresso, di entrambe le camere del Congresso ed entrambi i partiti per armare i ribelli in Siria e in Libia, nel tentativo di rovesciare i governi di questi Paesi.

Quando il senatore Rand Paul, repubblicano del Kentucky, ha chiesto la signora Clinton nell’ udizione pubblica della commissione Forze Armate del Senato (23 gennaio 2013) se lei sapeva di armi americane spedite in Medio Oriente, in Turchia o di qualsiasi altro Paese, lei ha negato qualsiasi conoscenza. Ecco il passaggio:

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– Paul: La mia domanda è : gli Stati Uniti sono coinvolti con qualsiasi fornitura di armi, trasferimento di armi, vendita di armi alla Turchia dalla Libia?

– Hillary Clinton: “Alla Turchia? Nessuno mi ha mai fatto questa domanda. Io ,io…”.

– Paul: Parlo di rapporti su navi partite per Libia e che potevano trasportare armi : quello che mi piacerebbe sapere è se l’acquisto, la vendita, la consegna delle armi comprendeva la possibilità che venissero trasferite ad altri Paesi, qualsiasi Paese, Turchia inclusa.

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– Clinton:” Senatore, si dovrà porre la domanda all’agenzia che ha eseguito la cosa. E vedrò quali informazioni sono disponibili…”.

– Paul: Lei sta dicendo che non sa…

– Clinton: “Non lo so. Non ho alcuna informazione in merito”.

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Nel momento in cui la signora Clinton ha negato la conoscenza delle spedizioni di armi, il suo collaboratore al Dipartimento di Stato, Andrew Shapiro, aveva autorizzato spedizioni per miliardi di dollari ai nemici degli Stati Uniti per combattere una guerra segreta, e tra le vittime di questa guerra ci sono stati l’ ambasciatore degli Stati Uniti in Libia ,Chris Stevens e tre suoi colleghi, assassinati nel consolato americano a Bengasi, da parte degli stessi ribelli che la signora Clinton aveva armato di “hardware” militare americano in violazione della legge americana.

Questa guerra segreta metteva assieme comportamenti criminali di cospiratori che si trovavano alla Casa Bianca, al Dipartimento di Stato, in quelli del Tesoro e della Giustizia, nella CIA, oltre a un gruppo affiatato di membri del Congresso. La loro cospirazione è ormai svelata. Hillary Clinton ha mentito al Congresso, ha dato armi ai terroristi e distrutto sue e-mail.
E questo primo fatto è opinione di un ex giudice della Corte Suprema. Con riferimenti forti e materiale solido si dimostra senza alcun ragionevole dubbio che il giudice Napolitano ha colto la signora Clinton ancora con la ‘pistola fumante’.
Ma è credibile che abbia agito da sola? Quella di Libia era la sua guerra privata? O, come l’onorevole Napolitano afferma, tutto questo era i frutto di una cospirazione, di un’ associazione per delinquere all’interno della classe poitica degli Stati Uniti ? Oppure, forse, le due cose insieme?

In secondo luogo, Bengasi è stato uno dei quartieri generali di “ Al Qaeda”, oltre che base per per l’invio di combattenti in Iraq. E subito dopo in Siria. Quando Muammar Gheddafi venne rovesciato dal potere, chi gli Stati Uniti stavano appoggiando? Nel 2011, “Hindustan Times” ha scritto: “Non c’è dubbio che il “franchising” libico di al Qaeda,ovvero il Gruppo combattente islamico libico, è una parte dell’opposizione”, dichiarava nell’articolo Bruce Riedel, ex agente CIA e uno dei maggiori esperti di terrorismo.
In terzo luogo, nel corso del 2011 l’ambasciatore Stevens era stato nominato come uomo di collegamento dell’amministrazione Obama con la “nascente opposizione libica “. Stevens e il Dipartimento di Stato hanno lavorato direttamente con Abdelhakim Belhadj del Gruppo combattente islamico libico. Belhadj ,e lui doveva essere la connessione diretta con” Al Qaeda”.

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Come Symour Hersh, vincitore del “Pulitzer” e giornalista investigativo, conferma nell’eccellente rapporto apparso su “CNN”, “Telegraph”, “Washington Times” e diversi altri “mainstreamers” , da allora i terroristi venuti dalla Libia hanno inondato la Siria per combattere il regime di Assad, e numerose fonti confermano anche che l’opposizione siriana è in gran parte composta da terroristi di” Al Qaeda”.
Ma non sarebbe onesto parlare di Bengasi senza parlare della guerra siriana, ed Hersh informa che Stati Uniti armano l’opposizione siriana fin al 2006; Il governo libico del dopo-Gheddafi è anche un grande fornitore e finanziatore dell’opposizione siriana,ed il tutto riconduce all’omicidio dell’ambasciatore Stevens.

Ed eccoci alla quarta realtà. Secondo Hersh e molti altri analisti, Stevens è stato effettivamente responsabile della spedizione di armi dall’arsenale di Gheddafi e di controllare questo flusso attraverso la Turchia fino alla Siria. Altre fonti hanno confermato che il consolato degli Stati Uniti a Bengasi è stato principalmente utilizzato per un’operazione segreta del CIA.

Si dice che la sede di Bengasi fungesse da ‘copertura diplomatica’ per la missione della CIA, e l’ex funzionario della CIA Philip Giraldi ha confermato che “Bengasi è stato descritto come un consolato degli Stati Uniti, ma non lo era, era un ufficio di informazioni che non aveva status diplomatico. C’era un piccolo staff di effettivi responsabili dell’informazione del Dipartimento di Stato, più alcuni traduttori locali. La base della CIA era molto più grande, e si trovava in un edificio separato ad un miglio di distanza, che è stato protetto da una milizia locale non completamente affidabile”.

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A Bengasi, le direttive operative della CIA sarebbero state focalizzate su due obiettivi: il monitoraggio del gruppo locale di “Al Qaeda”, ovvero ” Ansar al-Sharia”, e di monitoraggio delle armi prese dall’arsenale del colonnello Gheddafi . L’ex tenente generale William Boykin ha detto che “Stevens era a Bengasi, come parte di uno sforzo per armare l’opposizione siriana: la mia supposizione era che stava incanalando le armi alle forze ribelli in Siria, utilizzando essenzialmente i turchi per facilitare l’operazione”. Boykin aggiunge che a Stevens “era stata data la direttiva di sostenere i ribelli siriani” e che la missione del Dipartimento di Stato a Bengasi “era il fulcro di tale attività.”
Nel marzo 2011 Stevens divenne il collegamento ufficiale degli Stati Uniti con l’ opposizione libica, lavorando direttamente con Abdelhakim Belhadj del “Gruppo dei combattenti islamici”, che si è ormai sciolto ma alcuni combattenti riferiscono abbia partecipato all’attacco che ha tolto la vita a Stevens .

Questo ci porta alla quinto elemento di fatto :” Judicial Watch” (JW) stava combattendo per ottenere dal Dipartimento di Stato documenti su Bengasi, e quando lo Stato ha intentato una causa, che ha svelato i contratti . Una delle società maggiormente coivolte nella vendita di armi è la “Blue Mountain”, che ha diversi contratti per la sicurezza a Tripoli, tra cui il “Corinto Hotel Palm City Complex”. L’ultima informazione è Blue Mountain non è autorizzata dal governo libico a fornire servizi . I documenti rivelano anche che a Bengasi nel mese di aprile 2012, ci fu quasi un alterco fisico tra un supervisore ed un membro della “Brigata dei Martiri”, una milizia libica che avrebbe dovuto provvedere alla sicurezza.Qualche tempo dopo, nel settembre 2012 il portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland ha enfaticamente negato che lo Stato avesse assunto qualsiasi impresa privata per garantire la sicurezza presso la missione americana a Bengasi.

Ed, infine, ecco che arriva il sesto fatto: Il giorno dell’ attacco al consolato di Bengasi un rapporto del Senato rivela che la milizia islamica assunta per proteggere la sede, invece “vandalizzò” ed “attaccò” la missione , ed il nuovo dettaglio solleva la questione del perché il Dipartimento di Stato guidato all’epoca da Hillary Clinton, avesse continuato ad impiegare la”Brigata dei Martiri”, una organizzazione legata “Al-Qaeda”.

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Un rapporto del Senato, di 88 pagine, afferma che la missione degli Stati Uniti Bengasi “è stata vandalizzata e attaccata nei mesi precedenti agli attentati da alcune delle stesse guardie che erano lì per proteggerla.” Quando poi l’attacco è cominciato, i membri della brigata hanno respinto i tentativi degli agenti di sicurezza della declinato CIA di unirsi a loro nel montare una missione di salvataggio. Tre membri della Brigata che stazionavano quella sera dinanzi al’edificio non hanno avvertito del fatto che una folla di con cattive intenzioni si stava avvicinando, lasciando ai cinque americani addetti alla sicurezza poco tempo per preparare una difesa.

Se teniamo a mente tutti questi fatti, la conclusione è che il caso Bengasi ha mostrato grandi misteri nella conoscenza comune della politica estera e del processo pubblico di decisione all’interno degli Stati Uniti d’America. Come si è già capito, nella prossima campagna presidenziale gli Stati Uniti voteranno essenzialmente sceglieranno fra due opzioni: un ritorno alle basi della Costituzione degli Stati Uniti, o soffrire sotto l’agenda privata di quella élite politica che controlla i Paese dall’alto.La decisione sarà fondamentale non solo per gli Stati Uniti d’America, ma anche per il resto del mondo.

(Marina Ragush)

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