Sasa Jankovic, da anni ombudsman, ovvero il difensore civico serbo, continua una solitaria battaglia a difesa degli interessi dei cittadini mentre il governo di Alaksandar Vucic prima lo osteggiava apertamente e, dopo le proteste di numerose organizzazioni internazionali adesso lo ignora.
Qualche giorno fa, Jankovic ha rivolto alle autorità competenti, ossia all’esecutivo, la “raccomandazione” di esautorare il ministro della Difesa, Bratislav Gasic e il direttore dell’ Agenzia di sicurezza militare(VBA) ,Petar Cvetkovic, per gravi responsabilità nell’ utilizzo illegale di corpi destinati a lavorare nell’interesse dello Stato e si sono rifiutati di cooperare con lui nelle indagini sull’ incidente che si è verificato a margine della sfilata del “Gay Pride” dello scorso anno. La raccomandazione per licenziamento di Gasic è stata presentata al primo ministro Vucic, mentre quello per l’allontanamento del capo del VBA Cvetkovic è stata presentata al presidente Tomislav Nikolic, che secondo la Costituzione ha il diritto di nominare e revocare i responsabili dei servizi di sicurezza militare.
“Tutti gli organi statali, ed in particolare i cosiddetti organi di potere, deve rispettare la Costituzione e la legge, e svolgere le funzioni di loro competenza per gli scopi istituzionali. Il controllo civile delle forze armate e dei servizi di sicurezza corrispondono ad uno standard democratico senza il quale l’esercito ed i servizi potrebbero essere assogettati ad un potere politico o personale, con enorme negativo
conseguenze di enorme gravità. Gasic e Cvetkovic hanno violat entrambi i principi ed hanno espresso una forte intenzione di continuare a farlo in futuro, da qui scaturisce la mia pubblica raccomandazione per il loro inevitabile licenziamento”, si legge in un comunicato stampa emesso dall’ufficio del difensore civico.
Tutto questo avveniva quasi un anno fa , ed all’epoca Jankovic aveva espresso la convinzione che gli organi preposti avrebbe adottato una decisione sulle raccomandazioni “nell’interesse dei cittadini e dei valori democratici su cui il nostro Paese è fondato “, ma nonostant il tempo trascorso le sue richieste sono state semplicemente ignorate.
L’indagine era nataquando Jankovic aveva cercato di verificare cosa fosse realmente successo due anni fa in una via centrale di Belgrado, quando alcuni agenti della gendarmeria in servizio di protezione per la sfilata dei “Gay Pride” si erano scontrati e picchiati con i fratelli del primo
ministro Vucic e del sindaco di Belgrado Sinisa Mali, ossi Andrej e Predrag, oltre che con due membri del VBA e delle forze speciali che li stavano scortando senza alcuna autorizzazione.
Il mediatore ha anche sporto denuncia nei confronti
membri della gendarmeria per aver oltrepassato le proprie competenze, e contro i membri dell’esercito per aver svolto una missione completamente non autorizzata in abiti civili, ma in realtà per aver causato l’ incidente tenendo un comportamento arrogante nei confronti dei gendarmi.
Il massimo dell’ imbarazzo delle autorità militari si raggiunse a causa del fatto che un agente del servizio di sicurezza nazionale era stato bloccato con una pistola che aveva la
pallottola in canna, e lui aveva tentato di usarla nel conflitto con la agenti della gendarmeria.
Subito dopo le accuse contro i membri delle forze speciali i media governativi , specialmente “TV Rosa” ed il tabloid “Informer” avevano scatenato una volgare
campagna contro il difensore civico che è durata per mesi.
Allo stesso tempo, Gasic e Cvetkovic hanno rifiutato di trasmettere ulteriori informazioni a Jankovic, come alcuni filmati di telecamere di sicurezza che erano stati sequestrati, senza autorizzazione da banche e negozi dela zona in cui l’incidente aveva avuto luogo.
Invece di inoltrare quanto era stato loro richiesto da loro,
Gasic e Cvetkovic avevani pubblicamente deriso il difensore civico dicendo che non aveva alcun diritto di chiedere alcunchè.Vucic aveva dichiarato che avrebbe preso
una decisione dopo aver letto accuratamente il rapporto
di Jankovic. Da allora, non è accaduto più nulla.
Fonti: Agenzie
