L’Europa è in fortissimo ritardo nel fronteggiare l’emergenza dei profughi che continuano ad arrivare dal Medio Oriente attraversando i Balcani o il Mediterraneo, e per tentare di trovare una strategia comune sarebbe importante convocare in tempi molto brevi una Conferenza internazionale sui migranti che prenda di petto la gigantesca questione. La proposta parte dal Paese europea che finora ha meglio gestito l’ondata di profughi, ovvero la Serbia, che in questo ha già trovato l’appoggio della Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (la sua versione nei Paesi musulmani).
Il segretario generale della Federazione, Elhan Sayem, ha visitato il campo profughi di Kanjiza, che attualmente ospita diecimila migranti, e dichiara. “Noi insistiamo perché al più presto si tenga una conferenza sul tema delle migrazionie si discuta del modo in cui la Serbia e gli altri Paesi dei Balcani occidentali stanno affrontando questo problema “
Oltre a suscitare enomi probemi di carattere umanitario la grande migrazione sta provocando danni enormi: il ministro serbo del Lavoro, Rasim Ljajic, avverte che la chiusura dei confini si sta trasformando in un grave svantaggio per tutti: “Il danno ormai tocca milioni di persone anche in Croazia eUngheria , che sono importanti partner commerciali, e si tratta di danni diretti e indiretti, in particolare se teniamo presenti i messaggi inviati ai potenziali investitori nella regione “.
La Norvegia ha appena deciso si stanziare 6,5 milioni di euro per aiutare Belgrado a gestire la crisi, ma questa è solo una goccia nel mare delle necessità . L’ambasciatore Arne Bjornsad aggiunge che questi fondi saranno utilizzati in conformità con i requisiti del Commissariato per i rifugiati anzitutto allo scopo di offrire alloggio adeguato in vista dell’inverno, con la ricostruzione del campo di Presevo.
“E ‘ridicolo pensare che un gran numero di rifugiati voglia rimanere qui – aggiunge il ministro degli Interni, Neboisa
Stefanovic – anche se è difficile immaginare cosa potrebbe accadere se le frontiere di Ungheria e Croazia rimanessero chiuse. Non si può impedire alla gente di passare,questo è fisicamente impossibile, se li si ferma in un posto i migranti ne troveranno un altro, forse un po ‘più verso est o verso ovest, ma lo troveranno … Non si può impedire i padri di incontrare i loro bambini o le famiglie che sono in Svezia o in Germania“.
La Serbia però deve fare anche i conti con la sua realtà economica: “Dobbiamo chiedere protezione per i nostri interessi economici ed un risarcimento per tutto quello che ha perdere soldi da qualcuno. Abbiamo già ripercussioni significative sul traffico di camion diretto verso la Bulgaria e la
Romania – aggiunge il ministro del Commercio, Vulin – la
Serbia sta perdendo soldi perché qualcuno non è in grado di
organizzarsi e ritiene che la soluzione più semplice sia quella di chiudere il confine . Noi non abbiamo sollevato
problemi per l’accettazione dei rifugiati, ma poniamo una domanda cruciale: può un Paese vicino bloccare
la strada per un altro Paese a causa dei suoi problemi interni, e le sue omissioni nell’organizzazione possono causare
danni politici ed economici ad un altro Paese ?”.
Il blocco delle frontiere secondo le prime valutazioni serbe potrebbe costare fino a 20 milioni di euro di perdite giornaliere : mercanzie del valore di 21 milioni di euro passano attraverso i valichi di Horgos e Batrovci su base giornaliera, e ogni giorno di chisura del confine potenzialmente comporta perdite equivalenti per le aziende che utilizzano questi attraversamenti. Bojan Djuric, presidente della Camera di Commercio di Serbia (PKS) , aggiunge che “il danno diretto è difficile da valutare, ma se la situazione non si stabilizzerà rapidamente i trasportatori si sposteranno in massa verso percorsi alternativi, e questo comporterà costi ulteriori”.
L’identico problema ormai si propone in Croazia: più di 25.000 rifugiati attraversano il confine con la Serbia in 4 giorni ed al valico di Tovarnik i migranti in attesa sono circa 4mila. A causa del maltempo annunciato, è stata approntata una tendopoli di emergenza che dovrebbe essere in grado di ofrrire riparo a 5 mila persone , ma tra i migranti ci sono mokti ammalati ed alcune persone ferite.
Il traffico ferroviario internazionale attraverso la Croazia è stato completamente fermato ,ed anche le ferrovia slovene hanno sospeso il servizio nei pressi delle zone di frontiera, né ci sono informazioni su quando il traffico potrebbe esserestabilito di nuovo, e nel frattempo i contrasti sul come organizzare gli aiuti sono sfociati in gravi incidenti politici. Avendo optato per un approccio “morbido” all’emergenza migratoria[/v] , ovvero permettendo a migliaia di [b]profughi respinti dall’Ungheria di proseguire la loro estenuante marcia verso il Nord Europa attraversando comunque il territorio magiaro , Zagabria si sta esponendo alle pesanti intemerate di Belgrado, Lubiana, Vienna e specialmente di Budapest, che ha inoltre deciso di “sanzionare” il nuovo modus operandi adottato dal governo di Zoran Milanovic con un gesto clamoroso e di certo simbolico.
In questi giorni, come annunciato del resto dal primo ministro socialdemocratico, le autorità croate stanno infatti reindirizzando il flusso migratorio in Ungheria e Slovenia, canalizzandolo verso un corridoio ad hoc aperto tra il villaggio croato di Baranjsko Petrovo Selo e quello magiaro di Beremend. Da qui, i profughi scendono da autobus, treni e altri convogli messi a disposizione da Zagabria e salgono a bordo di pullman ungheresi alla volta dell’Austria. Ma venerdì Budapest ha intrapreso un’azione muscolare causando un grave incidente politico e diplomatico con la repubblica ex Jugoslava.
Poco prima delle undici di sera, dunque, l’esercito ungherese ha sequestrato un treno partito dalla Croazia con oltre un migliaio di rifugiati a bordo, disarmando 40 agenti di polizia croati e arrestando i due macchinisti. La motivazione ufficiale? Il convoglio sarebbe entrato illegalmente in Ungheria senza alcuna autorizzazione o comunicazione preventiva.
Questa, almeno è la versione diffusa dal capo dell’unità governativa magiara per la gestione dell’emergenza Gyorgy Bakondi e dal portavoce dell’esecutivo di Orbàn Zoltan Kovacs, durante una conferenza stampa indetta appositamente . Senonché, con un rovente comunicato stampa, il ministero degli Interni croato guidato da Ranko Ostojic ha respinto al mittente le accuse, puntualizzando che “gli agenti non sono stati arrestati né disarmati ma solo fermati e sottoposti ai controlli, mentre i conducenti sono stati trattenuti” e che “le forze di polizia croate e ungheresi avevano siglato anticipatamente un accordo, che evidentemente è stato violato dalle autorità magiare”.
L’unione europea sta studiand un sistema di multe per chi non accetta le quote migranti. Per lo Stato membro che si trova in difficoltà a ricollocare i profughi, gli ambasciatori dei 28 stanno prendendo in considerazione due opzioni in vista del consiglio di domani: si pensa al pagamento di 6.500 euro a profugo, ma fino ad un massimo del 30% del totale della quota da ricollocare. L’altra possibilità in discussione è permettere al Paese che lo chiede di ritardare i ricollocamenti di sei mesi.
Ma ormai siamo al tutti contro tutti: anche il primo ministro sloveno, Miro Cerar adesso accusa la Croazia di aver agito in modo non corretto, dal momento che non controlla la situazione:” Zagabria ha fallito nel suo compito, i suoi flussi sono fuori controllo e non fa che dirigere i rifugiati in Slovenia, il che non è corretto”, ha detto, ribadendo che la Slovenia ha l’obbligo di controllare le frontiere di Schengen e far passare solo persone con documenti validi. In Slovenia, la
maggior parte dei migranti illegali viene registrata dalla polizia e avviata in centri di accoglienza improvvisati, per lo più a Bre?ice e Postumia, ma anche a Lubiana, da dove poi i profughi continuano il loro viaggio verso nord.A un certo punto a Bregana, dove centinaia di persone erano in attesa per la transizione, una parte dei profughi ha voluto saltare sopra il recinto, ed una cinquantina di persone ha poi superato il valico di frontiera di ?entilj entrando in Austria.
Ancne il ministro degli Interni austriaco ,Johanna Mikl-Leitner ha espresso insoddisfazione per l’ ondata di profughi che da Croazia e Slovenia si muove verso Austria e Germania, e ha sottolineato che è incomprensibile come in questi paesi non sia stata registrata quasi nessuna domanda di asilo.
Ma non finisce qui: il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto , adesso accusa la Croazia di aver “violato la sovranità ungherese”, l’invio di profughi oltre il confine via treno: “Invece di accoglier i rifugiati, questi sono stati immediatamente inviati in Ungheria, è questa la solidarietà europea?”. I ministro degli Interni croato ,Ranko Ostojic, risponde che i rifugiati sono stati trasportati “in secondo l’accordo locale” e che “ovviamente qualcuno ha cercato di provocare un incidente.”
” Un treno su cui erano 1.000 rifugiati e 40 poliziotti croati armati ha attraversato il confine senza permesso – ribatte Zoltan Kovacs , portavoce del governo ungherese – commettendo una grave violazione del diritto internazionale “. Manca solo una dichiarazione di guerra, ma per questo si dovrà aspettare ancora un pò.
(Fonti: Index, Agenzie, Kurir)
