Angela Merkel ha ripetuto più volte che all’interno dell’ondata di migranti solo quelli che provengono dalle zone di guerra riceveranno asilo, mentre i profughi economici saranno rimandati indietro, ed un improvviso incontro fra la cancelliera tedesca ed il premier serbo, Ivica Davic getta un fascio di luce sui piani che la Germania sta mettendo a punto, e sembrano voler trasformare la Serbia in un grande parcheggio di esseri umani, sia in entrata che in uscita.
Vucic era stato convocato l’altro ieri a Berlino con estrema urgenza, e naturalmente si è presentato subito: al termine dell’incontro i comunicati ufficiali hanno parlato delle solite profferte di amicizia, di colloqui per l’ingresso nell’Unione e di investimenti ma la sostanza è un’altra: la Merkel ha chiesto a Vucic di costruire al più presto altri tre grandi centri di accoglienza per i profughi che arrivano da Africa e Medio Oriente impegnandosi a finanziare generosamente l’impresa, ed il primo ministro serbo ha accettato senza obiezioni.
Il lavoro sta già prendendo forma: secondo il governo serbo l’unica condizione è quella che i centri di accoglienza non sorgano a Belgrado, e quindi si prevede di collocarne uno nei pressi del confine con la Macedonia ed altri due nel Sud del Paese, ma si sta valutando anche una collocazione non molto distante dalla capitale. In cambio, la Germania stanzierà nuovi finanziamenti a vantaggio per la Serbia e si impegna ad incrementare i suoi investimenti nel Paese, il che tradotto in parole semplici significa: noi paghiamo e voi e ve li tenete.
Il progetto tedesco per il momento non trova grandi opposizioni , anche se ovviamente bisognerà valutarne gli effetti nel tempo: per via della sua storia, anche recente, la Serbia è abituata a scontrarsi con problema dei rifugiati, tanto che nonostante la scarsità di mezzi è riuscita a gestire la crisi di queste settimane meglio di qualsiasi altro Paese europeo, anche la cancelliera tedesca ed il commissariato per i rifugiati (UNHCR) hanno espresso apprezzamento per questo. Quanto ai centri di accoglienza, dovranno sorgere nelle vicinanze delle principali via di comunicazione verso Macedonia e Ungheria e dovrebbero approntarsi rapidamente facendo ricorso a strutture prefabbricate (e questo già lascia prevedere forti problemi quando arriverà l’inverno). Tutto da valutare rimane poi l’impatto di grandi gruppi di musulmani in una nazione che confina con la Bosnia ed al suo interno ha il Sangiaccato, zone entrambe in cui la presenza dei gruppi salafiti e di gruppi di terrostici “in sonno” presenta forti rischi.
Un’altra questione con cui la Serbia si troverà a che fare sarà quella dei trafficanti di esseri umani: secondo un rapporto dell’Europol, il corpo di polizia dell’Unione europea, dietro il business sporco della criminalità organizzata nel traffico di persone in Europa si muovono circa trentamila criminali collegati ad una rete ben organizzata che agisce in Libia, Nord Africa, e soprattutto in Italia.
Almeno 27 mila di questi criminali “lavorano” febbrilmente nei Balcani, appoggiandosi alla stessa rete che si occupava del traffico di donne e le ragazze destinate reti di prostituzione principalmente nell’ Europa occidentale. Adesso le bande si sono concentrate sui migranti perché l’esodo ha assunto proporzioni enormi e fa guadagnare rapidamente centinaia di milioni di euro, più ancora di droga e armi di contrabbando. Europol e l’Agenzia per la Vigilanza delle frontiere esterne dell’UE (Frontex) citano fra i numerosi esempi la recente scoperta in Grecia di una banda di 16 persone composta da rumeni, egiziani, pakistani, siriani, indiani, filippini e iracheni che era riuscita a far passare illegalmente le frontiere a centinaia di siriani con documenti falsi, che hanno venduto loro per sette milioni e mezzo di euro.
Gli Stati della UE e la Commissione europea stanno preparando controlli rigorosi alle frontiere esterne dell’Unione, al fine di prevenire la corsa incontrollata di centinaia di migliaia di migranti e l’espandersi di reti mafiose trasferitesi nello spazio Schengen. Dovrà diventare più efficiente anche il funzionamento dei controlli marittimi militari, non solo per evitare l’immigrazione clandestina ma anche per distruggere le navi dei contrabbandieri.Per ora, anche se è stato previsto, le navi della Marina non entreranno nei principali focolai del traffico di migranti clandestini, che sono acque territoriali e le coste della Libia, perché si è in attesa dell’approvazione del Consiglio di sicurezza ONU.
L’UE intende intervenire nel nord Africa offrendo collaborazione e assistenza finanziaria e tecnica ai Paesi più vulnerabili, creando inoltre centri di detenzione e monitoraggio nei quali coloro che vogliono venire in Europa dovranno dimostrare di avere un motivo e il diritto di chiedere asilo, oppure di avere un’istruzione e di possedere una competenza che possono essere richieste da un membro della UE. Bruxelles sta preparando un fondo di euro un miliardo e mezzo per rafforzare i servizi di frontiera e stimolare sviluppo economico e sociale e l’educazione dei residenti di quei Paesi.
Fonte: Agenzie
