Si allarga il fronte dei “no” alla recinzione, ormai ultimata, che separa la Serbia e l’Ungheria per contrastare il sempre crescente passaggio dei migranti da una parte all’altra. Milica Mancic Stojkovic, giornalista e traduttrice lettararia serba e Gyorgy Kaluk giornalista di Budapest, fondatori di due movimenti chiamati rispettivamente “No Fences in Europe” e “Il Cammino dei Balcani”, hanno deciso di incontrarsi sul confine serbo-ungherese per compiere un gesto simbolico di protesta contro la barriera tanto voluta dal governo Orban.
I due attivisti hanno, infatti, tagliato un pezzo di recinzione di filo spinato per volere esprimere solidarietà tra i due Paesi e sottolineare la necessità di una maggiore umanità e comprensione nei confronti dei migranti. A loro dire si deve fare di tutto per richiamare l’attenzione dei leader europei per trovare una soluzione ad una crisi che sembra ogni giorno poter sfuggire di mano definitivamente.
“È inaccettabile che nel 21° secolo si possano alzare muri che dividano le persone. La morte dei 71 migranti ritrovati nel tir sull’autostrada tra Ungheria ed Austria non è colpa dei trafficanti di persone, ma della politica europea”, ha dichiarato Milica Mancic Stojkovic.
“Il muro deve scomparire” tuona Gyorgy Kakuk che aggiunge “Fermiamo la follia, cerchiamo di mostrare solidarietà”.
Un appello ad una maggiore umanità arriva anche dal portavoce del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, Stephane Dujarric che ha rilasciato un’intervista all’emittente russa RT.Le Nazioni Unite in questo periodo sono state piuttosto critiche verso l’approccio europeo alla gestione migranti. “Prima di tutto, ritengo che la priorità sia quella di salvare le vite umane e trattare le persone con dignità. Le convenzioni internazionali devono essere rispettate – ha detto la Dujarric – il flusso di rifugiati deve essere gestito e quello a cui stiamo assistendo rappresenta un onere eccessivo per alcuni Paesi”.
Alla domanda se l’Onu debba o meno intervenire, Dujarric risponde così: “Non è una questione se le Nazioni Unite debbano o meno intervenire. Ci sono delle leggi che i diversi Paesi conoscono e devono applicare. Le richieste di asilo legittime devono essere accolte. Bisogna affrontare il problema alla radice, ovvero intervenendo nel conflitto in Siria. Questo scenario che viviamo oggi è anche la conseguenza della mancanza di finanziamenti alle missioni umanitarie in Siria, Libano, Giordania e Turchia.
Fonte: agenzie
