Pur evitando di ricorrere a drastiche misure punitive, la Chiesa cattolica croata si è formalmente dissociata dalla clamorosa e discutibile iniziativa di Vlado Kosic e Valentin Pozaic: i due alti prelati – vescovo di Sisak l’uno e vescovo ausiliare di Zagabria l’altro – che nei giorni scorsi hanno sottoscritto un appello volto al ripristino del vecchio saluto militare degli Ustascia, i nazisti croati responsabili nella seconda guerra mondiale del massacro di serbi, ebrei e zingari. A intervenire sulla questione, comunicando la posizione ufficiale della Chiesa e rispondendo così alle forti sollecitazioni della sezione croata del Comitato di Helsinki (l’organizzazione che si occupa di promuovere e difendere i diritti umani in tutto il mondo), è stato Zelimir Puljic, presidente della Conferenza episcopale croata (Hnk). E stando alle dichiarazioni di Puljic, pesate con grande attenzione, le opinioni dei due vescovi non riflettono “in alcun modo” il pensiero cattolico e devono quindi essere considerate “strettamente personali”. Un chiarimento atteso da giorni, data l’enorme portata del polverone scatenato dalla decisione di Kosic e Pozaic di aderire alla petizione lanciata da Branko Borkovic – ex comandante delle truppe di difesa di Vukovar Branko Borkovic -, che ha già raccolto oltre 3.500 firme. Come detto, l’obiettivo del promotore è quello di reintrodurre il saluto militare del regime totalitario che governò la Jugoslavia durante la seconda guerra militare: “Per la patria” (“Za dorm”) e “Pronti” (“Spremni”). Tra l’altro, la proposta è stata sonoramente bocciata da due dei massimi esponenti del principale partito conservatore e nazionalista croato (Hdz), la presidente della Repubblica Kolinda Grabar Kitarovic ed il segretario del movimento Tomislav Karamarko.
“Un’iniziativa del genere, così violenta e discriminatoria, va respinta con forza da tutte le istituzioni del Paese – recitava il rovente comunicato stampa diffuso dalla divisione croata del Comitato di Helsinki -, inclusa la Chiesa cattolica che deve al più presto esprimere la propria opinione al riguardo. Nella nostra società non c’è spazio per l’iconografia e la simbologia degli Ustascia: ogni campagna mirata a promuovere i simboli del vecchio regime criminale degli Ustascia, così come ogni altra iniziativa che punti a sdoganare le idee e i simboli dei regimi totalitari, non può che essere anti-cristiana, perché palesemente in contrasto con i principi fondamentali del cristianesimo. Dichiarazioni simili rilasciate da alti prelati hanno provocato danni incommensurabili al tessuto sociale della Croazia”.
“I due vescovi firmatari – ha spiegato il numero uno della Conferenza episcopale croata – hanno sostenuto questa iniziativa personalmente e senza rappresentare la posizione della Chiesa. A ogni modo, la loro adesione alla petizione è un atto legittimo in una democrazia dove viene garantita e tutelata la libertà di pensiero e di espressione. Inoltre, tutti coloro che hanno deciso di sostenere tali iniziative devono essere pronti ad accettare un confronto con chi la pensa diversamente”.
(Fonte: Hina)
