Non c’è dubbio che la recente missione pastorale compiuta da Papa Francesco a Sarajevo abbia fatto lievitare sensibilmente il numero, già sostanzioso, dei suoi ammiratori e simpatizzanti sparsi nella regione balcanica. Del resto, con il messaggio universale incentrato sulla collaborazione reciproca nell’ambito della “costruzione della pace” lanciato dalla capitale della Bosnia-Erzegovina, il Pontefice argentino è riuscito a conquistare la stima di uno stuolo di agnostici e atei. Ma a giocare un ruolo significativo nell’eccezionale popolarità ottenuta da Papa Bergoglio fin dal giorno del suo insediamento sono state senz’altro le sue ferocissime critiche contro il capitalismo odierno, fondato sul “dogma” del libero mercato. E adesso il suo pensiero in campo economico è riassunto in un illuminante libro scritto dai vaticanisti del quotidiano di Roma “La Stampa”, Giacomo Galeazzi e Andrea Tornielli, e arricchito da una lunga intervista rilasciata ai due autori italiani.
Nel volume appena pubblicato, che a breve uscirà anche in Croazia per l’editore Split Verbum (tradotto da Branko Jozic), viene illustrata in modo estremamente accurato la visione economica e sociale di Bergoglio, così come emerge dall’analisi della sua prima esortazione apostolica (Evangelii Gaudium) e di omelie e dichiarazioni ufficiali relative alla materia economica. In particolare, l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” – promulgata il 24 novembre 2013 – risulta fondamentale per comprendere che l’attuale sistema economico “ingiusto” provoca una serie di mali “irrimediabili”.
“Oggi dobbiamo dire ‘no’ a un’economia dell’esclusione e dell’inequità – recita l’esortazione -bquesta economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in Borsa”. È ovvio che tali considerazioni non siano tracciate da un’analista economico, ma da un “pastore di anime” che paragona il dio denaro all’antico “vitello d’oro” del Libro dell’Esodo. Secondo le osservazioni del pontefice, quindi, la dignità della persona umana viene totalmente sfigurata dalle dinamiche attuali del capitalismo, mentre dovrebbe costituire il fondamento di ogni dottrina sociale ed economica.
Dopotutto, Papa Francesco ha potuto assistere in prima persona alla violenta crisi finanziaria ed economica che ha travolto l’Argentina oltre dieci anni fa, ed il suo pensiero sul fronte economico è certamente segnato da quell’amara esperienza. Come spiega in modo eloquente nell’enciclica “Evangelii Gaudium”, il Papa ritiene che vadano rimosse una volta per tutte le “cause strutturali” della povertà. “La crisi mondiale che tocca la finanza e l’economia sembra mettere in luce la grave carenza della loro prospettiva antropologica – osserva il pontefice nell’intervista concessa ai due giornalisti italiani, che riduce l’uomo a una sola delle sue esigenze: il consumo. E peggio ancora, oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato questa cultura dello scarto che produrrà conseguenze catastrofiche. E’ lecito chiedersi se questi strumenti debbano adattarsi ai bisogni essenziali dei popoli o se siano i popoli a doversi adattare alle esigenze dei mercati finanziari e dei capitali che seguono orizzonti di brevissimo periodo e la massimizzazione del profitto fine a se stesso?”.
Ad ogni modo, le intemerate del Papa contro il libero mercato hanno anche attirato su di lui gli strali di economisti neoconservatori come Michael Novak, che ricorda come Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica “Centesimus Annus” (promulgata nel 1991) avesse riconosciuto i risultati positivi ottenuti dal capitalismo americano e il ruolo determinante dell’uomo all’interno dell’attuale sistema economico e finanziario.
