I democratici, travolti dal successo repubblicano che ha portato il Grand Old Party a controllare di nuovo l’intero Congresso, hanno già trovato il colpevole: Barack Obama, considerato il responsabile della sconfitta. Il primo ad accusare il presidente è stato in diretta televisiva Joe Manchin, senatore democratico della West Virginia, che intervistato da Msnbc si è detto convinto che le politiche energetiche dell’amministrazione Obama, troppo orientate alla difesa dell’ambiente, hanno “assolutamente” svantaggiato i democratici in uno stato come il suo dove l’economia è basata sull’estrazione del carbone. “Non ha senso che noi dobbiamo combattere contro il nostro stesso governo, amministrazione e presidente”, ha detto il democratico.
Ancora più netto il giudizio di un collaboratore di un senatore democratico: “E’ stato il presidente Obama a far cadere candidati in tutto il paese” ha detto, coperto dall’anonimato, secondo quanto riporta il sito “The Hill”, riconoscendo comunque che “era una difficile mappa elettorale sin dall’inizio ed i numeri erano particolarmente negativi in questi stati”.
Insomma, con gli exit poll che indicano come i due terzi degli elettori sono convinti che il paese sia sul binario sbagliato e metà disapprovino l’operato del presidente, la disfatta elettorale, ha fatto crescere il risentimento contro l’amministrazione Obama per non aver fatto abbastanza per aiutare gli Usa. Al presidente quindi è stato soprattutto imputato di aver offerto lui stesso l’arma della vittoria al Gop, personalizzando e nazionalizzando le elezioni del Congresso, pur sapendo che le sue politiche sono fortemente impopolari. “E’ un fatto incontrovertibile che queste elezioni siano state più un referendum su Obama e sulla rabbia contro la sua presidenza più di ogni altra cosa – ha detto un importante stratega democratico – una sconfitta può essere imputata ad una cattiva strategia, un candidato negativo o spot sbagliati, ma è tutta un’altra cosa quando ad unire tutto è la rabbia e la frustrazione contro le politiche di un presidente”.
Inoltre i democratici ammettono che sono stati fatti enorme errori di comunicazione: agli americani non sono arrivati i progressi fatti sul fronte economico, ma hanno avuto più successo le campagna repubblicane per convincere che il paese va ancora in una direzione sbagliata. E che l’amministrazione democratica non è riuscita a proteggere il paese da minacce, amplificate al massimo dai media, come l’Ebola – cosa che crede il 66% degli americani – e un attacco terroristico sul suolo americano, convinzione del 72%. “Avevamo un storia positiva da raccontare sull’economia, non perfetta, ma positiva sulla crescita dei posti di lavoro, del Pil – ha ammesso uno stratega – un messaggio che è stato completamente stravolto da una serie di errori nell’amministrazione iniziati subito dopo che il presidente ha avviato il secondo mandato”.
E non mancano critiche anche da parte dei liberal del partito, che sono stati sempre un’importante base elettorale per Obama, che ora criticano il presidente per non essersi spinto più a sinistra con le sue politiche. “Il presidente Obama deve occuparsi di più di questioni economiche che toccano la vita quotidiana degli americani invece di quelle che interessano i repubblicani” è il commento della Progressive Change Campaign.
