L’esercito ucraino ha utilizzato munizioni a grappolo in quartieri popolati da civili a Donetsk, nell’est dell’Ucraina. L’accusa questa volta non arriva dalle milizie filorusse arroccate nell’area del Donbass, ma direttamente da Human Rights Watch (Hrw). Le ultime indagini effettuate dall’organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, dimostrano che nelle offensive contro i separatisti le forze armate di Kiev hanno fatto un ampio uso di questo tipo di munizioni.
Si tratta di ordigni che possono essere sganciati dall’alto oppure con artiglieria da terra (ad esempio razzi o missili guidati). In ognuno di essi sono contenute delle submunizioni (bomblets) che vengono disperse a distanza al momento del funzionamento dell’ordigno principale (cluster). “Le submunizioni vengono scagliate in maniera indiscriminata su una vasta area, in generare grande quanto un campo di calcio – spiega Mark Hiznay, ispettore di Hrw -. In questo modo chiunque sia presente nella zona al momento dell’attacco, combattenti così come civili, può rischiare di rimanere ferito o di essere ucciso”.
Con l’entrata in vigore della convenzione ONU sulle bombe a grappolo il primo agosto del 2010 viene proibito a livello internazionale la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio di queste munizioni. Al momento sono 113 i Paesi che vi aderiscono (l’Italia ha ratificato l’accordo nel marzo del 2012). Tra questi, però, non compaiono i più grandi produttori di armi del mondo (tra questi Stati Uniti, Cina, Russia, Cina, India, Israele, Pakistan e Brasile) e altri Stati minori come l’Ucraina.
“Le autorità ucraine – prosegue l’ispettore di Human Rights Watch – devono assumersi da subito l’impegno di impedire l’utilizzo di queste armi e aderire al trattato Onu”. Kiev al momento non ha né confermato né smentito le accuse e sinora si è rifiutata di rispondere agli appelli lanciati a luglio dall’organizzazione Cluster Munition Coalition e pochi giorni fa proprio da Human Rights Watch.
Il 20 ottobre scorso, “Amnesty Internationa” ha rivelato atrocità e omicidi sommari commessi da entrambe le parti in conflitto, puntando però il dito contro chi in questi mesi ha fatto disinformazione accentuando il numero dei presunti massacri di civili. I fatti dicono però anche che una parte consistente dell’Ucraina orientale è ormai in rovina. Donetsk, un tempo popolata da oltre un milione di persone e centro industriale ed energetico trainante per l’economia nazionale, oggi è una città fantasma. Ieri una potente esplosione ha avuto luogo in prossimità di uno stabilimento chimico situato vicino all’aeroporto, dove vengono prodotti esplosivi. La guerra ucraina dunque procede nonostante l’accordo per il cessate il fuoco firmato a Minsk lo scorso 5 settembre.
Fonte: Lookout
