L’aggressività di Putin crea clima da Guerra Fredda

La delicata situazione venutasi a creare tra Russia e Ucraina potrebbe disegnare degli scenari inediti [Nuccio Fava]

Obama e Putin
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3 Settembre 2014 - 22.24


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di Nuccio Fava

Il presidente Obama ha scelto Tallinn, capitale dell’Estonia, per ribadire con forza lo sdegno del popolo Usa e di tutta l’opinione pubblica mondiale contro il nuovo feroce assassinio di un reporter americano, con il turpe rituale della registrazione televisiva, le minacce del boia rivolte contro Obama e la ricerca di una ignobile propaganda attraverso i giornali e la stampa di tutto il mondo. “Non daremo tregua, insieme ai nostri alleati a questi fondamentalisti assassini e non permetteremo che possa mai nascere il califfato”. Così si è espresso il presidente Usa la cui ferma convinzione è servita a rassicurare tutti i Paesi Baltici e forse a favorire un qualche iniziale ripensamento in Putin. Nelle stesse ore si aveva infatti notizia di una tregua in armi nell’est della Ucraina contraddetta subito dopo però da un comunicato del Cremlino che : “non siamo in guerra e Mosca non fa alcuna pace”.

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Da Kiev rimbalzava l’indicazione di costruire un grande muro lungo il confine orientale con la Russia, rendendo così ancor più precario l’armistizio che impediva almeno per un giorno che nuovi morti si aggiungessero e che nuovi profughi fuggissero in cerca di rifugio. Oltre alla fermezza di Obama, Putin è rimasto impressionato dalle manovre Nato in svolgimento nei Paesi dell’Europa dell’est e dalla decisione di installare cinque basi di pronto intervento sempre in prossimità dei confini con la Russia. La visita di Obama nei Paesi Baltici, ormai membri effettivi della Ue, è stato tanto più significativa in quanto il presidente Usa ha fatto tappa in Estonia in viaggio verso il Galles per il vertice della Nato. Una sottolineatura che l’atteggiamento di Putin rappresenta un grave pericolo per l’intero occidente. I più giovani ,e non solo loro, non sanno molto della Nato, fondamentale strumento di difesa messo in campo nel lontano 1949 con il trattato di alleanza tra Usa-Canada e tutti i Paesi europei usciti dal disastro immane dell’ultimo conflitto mondiale, decisi a costruire la democrazia dopo la buia stagione dei totalitarismi. Ad est si sviluppava il disegno di Stalin con l’espansionismo sovietico verso i Paesi dell’Europa orientale ben presto egemonizzati da Mosca nel patto di Varsavia. Ad occidente si contrapponevano i Paesi della Nato in ragione di un patto difensivo e di reciproco soccorso in caso di aggressione da parte dei regimi comunisti.

Il crollo del muro di Berlino e lo sgretolamento dell’impero sovietico, con l’autonomia progressivamente riconquistata dai Paesi dell’ex patto di Varsavia, anticipavano i profondi mutamenti interni alla stessa Urss dissoltasi nel 1991 e che hanno modificato in profondità tutto il quadro geo-politico. Putin ha però manifestato in più occasioni insofferenza verso i nuovi equilibri, anche attraverso atteggiamenti di non cooperazione alle Nazioni Unite, a proposito di conflitti regionali e in Medio Oriente, specie con la ostinata difesa del dittatore Assad in Siria, pur in presenza di una immensa catastrofe umanitaria e l’insorgenza sconvolgente del fondamentalismo islamista. La crisi ucraina rappresenta pertanto una nuova prova di forza voluta dal Cremlino all’interno della sua logica espansionista e di ricatto dell’Europa specie per il gas.

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Nonostante la tragedia dell’aereo malese abbattuto con 298 civili a bordo a 10.000 metri di quota da un missile di fabbricazione russa, nonostante la documentazione satellitare sulla presenza di soldati e carri armati russi in territorio ucraino, Putin si ostina a rovesciare le carte ed accusare Kiev di mire aggressive nei confronti dei ribelli filo russi espressione di minoranze oppresse dall’Ucraina perchè in maggioranza di lingua russa. Un grave e pericoloso ginepraio anche per la Nato che pure ha già assunto le decisioni indispensabili e le operazioni militari nelle aree potenzialmente più esposte. Come ha detto chiaramente Obama gli Usa e tutti i Paesi alleati non vogliono in alcun modo un conflitto ma ricercare politicamente una soluzione giusta che non accrediti alcuna forma di prepotenza o di egemonia. Spetta a Putin la risposta.
Nuccio Fava

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