Putin molla la presa sull'Ucraina, Washington: è falso

Il presidente russo ha annunciato il ritiro delle sue truppe dal confine ucraino, ma Nato e Casa Bianca non ci credono. Oggi i separatisti decidono oggi se rinviare referendum.

Putin molla la presa sull'Ucraina, Washington: è falso
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8 Maggio 2014 - 10.46


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Vladimir Putin apre sulla crisi ucraina affermando di[url” aver ritirato le truppe dai confini”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=57754&typeb=0&Crisi-ucraina-putin-abbiamo-ritirato-le-truppe-dal-confine[/url], ma Washington rimane scettica. Il presidente russo ha definito ieri “un passo nella giusta direzione” le elezioni presidenziali in programma il 25 maggio, purché sia garantita la protezione “a tutti i cittadini”. “Ci sono state esposte preoccupazioni costanti per le nostre unità alla frontiera. Le abbiamo ritirate. Oggi non si trovano più lì ma in aree dove svolgono regolare addestramento”, ha spiegato il capo del Cremlino al termine dell’incontro con il presidente dell’Osce, Diedier Burkhalter.

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“Al momento non vi sono indizi che ciò sia accaduto”, hanno fatto sapere Nato e Casa Bianca. Mosca, però, continua a dare per fatto il ritiro e chiede che un passo indietro lo faccia anche Kiev in cambio del rinvio del referendum separatista di Donetsk. Il governo ucraino dovrebbe “fermare le operazioni militare e compiere i passi per avviare il dialogo (con i filo-russi), e allora questo potrebbe tirare fuori l’Ucraina da una situazione che in questa fase puo’ solo peggiorare ulteriormente”, ha osservato il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov.

“Il referendum è illegittimo ed illegale. Il segretario di Stato (John) Kerry lo ha definito una farsa per cui riteniamo che non debba solo essere rinviato ma che debba essere cancellato”, ha detto Josh Earnest, uno dei portavoce della Casa Bianca ricordando -senza citarlo esplicitamente- il precedente del referendum del 16 marzo scorso in cui la penisola ucraina di Crimea chiese ed ottenne l’annessione alla Russia.

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I separatisti filorussi decideranno oggi se accettare o meno la proposta del Cremlino. “È difficile parlare ora di deporre le armi o di avviare negoziati. Troppe persone sono morte”, ha detto il co-presidente dell’autoproclamata ‘Repubblica Popolare di Donetsk”, Myroslav Rudenk.

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