Libano, al patriarca non far sapere...

La linea politica del patriarca Rai sta diventando un peso e un problema per tutta la chiesa maronita, di destra e di sinistra.

Libano, al patriarca non far sapere...
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8 Maggio 2014 - 20.11


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Molti in Libano si sono chiesti in questi giorni: a cosa serve la pur condivisibile decisione del patriarca maronita di andare a Gerusalemme in occasione del viaggio del papa? Serve ad avvicinare la pace con Israele? Improbabile. Serve a porre il problema dei libanesi che si trovano in Israele? Improbabile. Serve a unire i libanesi in un momento drammatico e forse tragico della loro travagliata storia? Improbabile.

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Viene così il dubbio che al patriarca piaccia viaggiare. E’ andato a Damasco, cosa che il suo predecessore, il patriarca Sfeir, non aveva mai accettato di fare, in decenni di guida ecclesiale.. Ora va a Gerusalemme, cosa il suo predecessore non aveva mai fatto, in decenni di guida ecclesiale. Il risultato è che i maroniti oggi sono accusati dai sunniti di essere filo Assad per via della visita a Damasco e adesso gli sciiti gli ricordano che in passato erano ritenuti filo – israeliani. Aiuta la pace tutto questo? Non sembra, visto che anche tra i maroniti stessi la polemica è ancora più accesa di ieri.

Con la magniloquenza che lo contraddistingue il patriarca ha detto: “ Vado a Gerusalemme in occasione del pellegrinaggio del papa quale patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, una regione che va dalla Mauritania all’Iran.” Un titolo che comporta onori, ma anche autorevolezza. Quella che in questi giorni in un paese dove il lui e il suo patriarcato risiedono, il Libano, sembra messa in discussione.

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Il patriarca infatti ha capito che c’è il rischio che il presidente della repubblica, massima autorità politica di spettanza maronita, non venga eletto. E le sue funzioni passino così, tra pochi giorni, all’esecutivo.

Per i maroniti non è un bel vedere, e così il patriarca ha convocato i leader maroniti dicendo loro: prendete parte alle votazioni, garantite il quorum per l’elezione del presidente, e trovate presto un accordo sul nome almeno tra di voi, gli altri seguiranno.” Poi ha chiamato il presidente del Parlamento, chiedendogli di convocare almeno una seduta a settimana. Tutti gli hanno detto di sì, anche il presidente della Camera, ma le votazioni proseguono e il quorum non viene raggiunto. Per i maroniti e per l’autorevolezza del patriarca non è un bello spettacolo.

Giunti a questo punto il patriarca ha avuto un’altra idea: estendiamo il mandato del presidente in carica per un po’. Ecco che l’obbligo indicato a più riprese, eleggere un nuovo presidente, viene sostituito da una richiesta che sa di supplica: estendete il mandato del presidente in carica, quello che ieri chiedevo di sostituire rapidamente.

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Il guaio è che nessuno di coloro che potrebbero decidere al riguardo ha ritenuto sin qui di rispondere al “Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente”.

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