Molti in Libano si sono chiesti in questi giorni: a cosa serve la pur condivisibile decisione del patriarca maronita di andare a Gerusalemme in occasione del viaggio del papa? Serve ad avvicinare la pace con Israele? Improbabile. Serve a porre il problema dei libanesi che si trovano in Israele? Improbabile. Serve a unire i libanesi in un momento drammatico e forse tragico della loro travagliata storia? Improbabile.
Viene così il dubbio che al patriarca piaccia viaggiare. E’ andato a Damasco, cosa che il suo predecessore, il patriarca Sfeir, non aveva mai accettato di fare, in decenni di guida ecclesiale.. Ora va a Gerusalemme, cosa il suo predecessore non aveva mai fatto, in decenni di guida ecclesiale. Il risultato è che i maroniti oggi sono accusati dai sunniti di essere filo Assad per via della visita a Damasco e adesso gli sciiti gli ricordano che in passato erano ritenuti filo – israeliani. Aiuta la pace tutto questo? Non sembra, visto che anche tra i maroniti stessi la polemica è ancora più accesa di ieri.
Con la magniloquenza che lo contraddistingue il patriarca ha detto: “ Vado a Gerusalemme in occasione del pellegrinaggio del papa quale patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, una regione che va dalla Mauritania all’Iran.” Un titolo che comporta onori, ma anche autorevolezza. Quella che in questi giorni in un paese dove il lui e il suo patriarcato risiedono, il Libano, sembra messa in discussione.
Il patriarca infatti ha capito che c’è il rischio che il presidente della repubblica, massima autorità politica di spettanza maronita, non venga eletto. E le sue funzioni passino così, tra pochi giorni, all’esecutivo.
Per i maroniti non è un bel vedere, e così il patriarca ha convocato i leader maroniti dicendo loro: prendete parte alle votazioni, garantite il quorum per l’elezione del presidente, e trovate presto un accordo sul nome almeno tra di voi, gli altri seguiranno.” Poi ha chiamato il presidente del Parlamento, chiedendogli di convocare almeno una seduta a settimana. Tutti gli hanno detto di sì, anche il presidente della Camera, ma le votazioni proseguono e il quorum non viene raggiunto. Per i maroniti e per l’autorevolezza del patriarca non è un bello spettacolo.
Giunti a questo punto il patriarca ha avuto un’altra idea: estendiamo il mandato del presidente in carica per un po’. Ecco che l’obbligo indicato a più riprese, eleggere un nuovo presidente, viene sostituito da una richiesta che sa di supplica: estendete il mandato del presidente in carica, quello che ieri chiedevo di sostituire rapidamente.
Il guaio è che nessuno di coloro che potrebbero decidere al riguardo ha ritenuto sin qui di rispondere al “Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente”.
