da Pechino
di Paolo Longo
Il terrorismo in Cina c’è ed è legato prevalentemente al separatismo degli Uiguri, nella provincia nord occidentale dello Xinjiang, e per Pechino sta diventando un problema serio. Come sempre quando si parla del terrorismo, cioè degli attacchi indiscriminati condotti contro le popolazioni civili, si potrà discutere all’infinito sulle cause e gli effetti, cioè in questo caso sulle politiche sempre più repressive del governo cinese nella provincia dello Xinjiang, ma resta la cronaca, inequivocabile.
L’ultimo episodio racconta che due uomini appartenenti all’etnia degli uiguri, una minoranza islamica di antiche origini turche che vive nello Xinjiang, hanno dato l’assalto alla folla nella stazione di Urumqi, la capitale dello Xinjiang, armati di coltelli e hanno poi fatto esplodere le cinture esplosive che indossavano. Tre i morti e una settantina i feriti.
L’attacco è avvenuto proprio mentre dalla città partiva il presidente cinese Xi Jinping dopo una visita nella quale il difficile rapporto tra la maggioranza Han e la minoranza degli Uiguri era stato centrale e nel quale Xi Jinping aveva insieme promesso piu’ sviluppo e piu repressione contro il terrorismo.
Un attacco diretto all’autorità insomma che imbarazza molto le forze locali di polizia che sono state incapaci di impedirlo e ora sono scatenate nella reazione. Un attacco diverso dai molti precedenti che erano diretti contro I simboli del potere Han nella Provincia e con strumenti diversi, le bombe, che fanno pensare a un’evoluzione nel metodo.
I due assalitori della stazione di Urumqi sono stati immediatamente definiti “estremisti religiosi” ed è partita la caccia ai loro complici amici collaboratori e famigliari mentre Pechino ancora una volta accusava i gruppi dei separatisti uiguri all’estero di fomentare e organizzare il terrorismo nella provincia.
In particolare nel mirino dei cinesi l’organizzazione per la liberazione del Turkmenistan i cui leader vivono negli Stati Uniti. Per questo anche è durissima la polemica tra Pechino e Washington che apertamente dubita delle accuse cinesi ai separatisti e denuncia il rifiuto cinese di far partecipare inviati americani alle loro indagini.
I cinesi rispondono accusando gli americani di un doppio standard nella lotta al terrorismo, che giustifica tutto quando è indirizzato contro Washington o i suoi alleati e viene negato quando colpisce la Cina.
