In 22 sarebbero morti in un attacco in un ospedale di Medici senza frontiere nella regione nordoccidentale della Repubblica del Centrafrica. Tra le vittime ci sarebbero anche tre dipendenti di Msf.
Le autorità di Nanga Boguila, 450 km a nord della capitale Bangui, hanno parlato di 16 civili disarmati colpiti dagli assalitori. L’attacco potrebbe essere stato portato da musulmani fondamentalisti, ex ribelli Seleka, il movimento del leader Djotodia, protagonista a marzo del 2013 di un colpo di Stato.
“Siamo estremamente scioccati e rattristati dalla violenza brutale usata contro il nostro staff sanitario e contro la comunità – ha commentato Stefano Argenziano, capo missione per Msf nella Repubblica Centrafricana -. Questo spaventoso incidente ci ha costretti a ritirare personale importante e a sospendere le attività a Boguila. E stiamo anche valutando se sia fattibile continuare a lavorare in altre zone”.
L’attacco, hanno riferito i sopravvissuti, è avvenuto mentre al Boguila Hospital era in corso una riunione con 40 leader della comunità invitati da Msf per discutere l’accesso della popolazione alle cure mediche. Miliziani armati ex Seleka hanno circondato l’ospedale e hanno cominciato a sparare sulla gente; fuggendo hanno rubato di tutto, anche i computer, e hanno distrutto porte, finestre e suppellettili.
Dal colpo di stato compiuto nel marzo 2013 dai miliziani islamici, tutta la Repubblica Centrafricana è teatro di violenze interreligiose che hanno anche costretto alla fuga dalla capitale Bangui più di 13mila musulmani, che da domenica vengono trasferiti sotto scorta internazionale nel nord. Gli sfollati sono però molti di più e la situazione resta estremamente instabile in tutto il Paese.
