L’India ha assicurato all’Italia che la vicenda dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone “non rientra nei casi in cui si può applicare la pena di morte”. A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri di New Delhi, Salman Khurshid, rivolgendosi al collega degli Interni, Sushil Kumar Shinde, come riferisce la tv Cnn-Ibn.
“Ho spiegato il punto di vista del ministero degli Esteri sulla vicenda al ministro degli Interni”, che peraltro “ha l’ultima parola”, ha sottolineato il capo della diplomazia di New Delhi. “Ho ricordato – ha proseguito – che esiste il fatto che il governo indiano ha fornito un’assicurazione che i due marò non rischiano la pena di morte”.
Udienza rinviata – L’udienza dei due marò è stata rinviata al 30 gennaio alle 14:00 ora indiana e la polizia investigativa di New Delhi Nia ha respinto la richiesta presentata dai fucilieri di essere esentati dall’apparire personalmente in tribunale. Oggi, in un tribunale di Delhi, la Nia ha sottolineato che “benché l’atto d’accusa sul caso ancora non sia stato consegnato, questo non li esenta dal presentarsi personalmente”.
La decisione è stata presa dal giudice Darmesh Sharma, che ha chiesto ai legali della difesa di formalizzare la propria posizione entro 15 giorni. I due marò, si legge ancora sui media indiani, sarebbero dovuti comparire oggi davanti alla corte che avrebbe dovuto ascoltare le argomentazioni della difesa sulla richiesta con cui la Nia invitava ad adottare “misure appropriate” per garantire la loro custodia. Latorre e Girone presenteranno più avanti le loro risposte alla Nia.
cosa farà la Nia? – Da una parte la polizia indiana Nia può presentare un rapporto sul caso, avvenuto fuori dalle acque territoriali, solo utilizzando la legge indiana per la repressione della pirateria (SUA Act) che implica la richiesta di pena di morte. Dall’altra, se si rimuove il SUA Act, per evitare l’incriminazione per la pena capitale e si invoca solo il codice penale, allora la Nia non ha giurisdizione.
La vedova di uno dei pescatori chiede la loro liberazione – Qualche giorno fa in un’intervista al quotidiano The Indian Express Dora, la vedova 44enne di Jalastine, uno dei due pescatori vittime dell’incidente nel sud dell’India ha detto che i marò «devono essere liberati» perché «non voglio che la maledizione dei due militari italiani ricada sui miei figli».
Riferendosi alla “maledizione”, ovvero alla sventura caduta sui marò, la donna ha spiegato: «Anche se li condannano, riavrò indietro mio marito?». Cristiana come la famiglia dell’altro pescatore, Ajesh Binki, Dora ha infatti «perdonato i nostri fratelli italiana».
La donna ha aggiunto di non volere che i due figli, Derrik di 19 anni e Jean di 14 anni, seguano la professione del padre.
