Nella Damasco assediata anche gatti, cani ed asini pur di mangiare. All’inizio di ottobre, erano stati i leader religiosi musulmani ad avere emesso una sentenza per permettere così di non morire di fame. Una situazione oltre l’umano a Muaddamiya, sobborgo meridionale della capitale siriana, bastione ribelle da sette mesi sotto l’assedio delle truppe fedeli ad Assad.
Questa mattina migliaia di civili stremati dalla fame sono stati autorizzati a lasciare le loro case per raggiungere una situazione meno drammatica, se mai ci fosse a Damasco. Nel sobborgo, colpito durante l’attacco chimico del regime del 21 agosto, da mesi non arrivavano più rifornimenti, e per questo prima si erano abbattuti gli asini, poi era stata avviata la caccia a cani e gatti.
Una reporter della Bbc, Lyse Doucet, ha raccontato che una folla di persone disperate, molte malate e denutrite, si è riversata in strada verso i 20 pullman forniti dal governo per l’evacuazione: “Non abbiamo visto un pezzo di pane per nove mesi”, ha raccontato una residente, “mangiavamo foglie ed erba”, ha aggiunto tra le lacrime.
Almeno altri due sobborghi di Damasco, Yarmouk e Ghouta Est, sono assediati da mesi dalle forze governative. L’esercito siriano era stato categorico: le aree della capitale controllate dai ribelli dovevano arrendersi o morire di fame.
