Libia: via libera per il processo a Senussi, 007 di Gheddafi

Così si chiude la scatola nera dei segreti libici. La Corte Penale Internazionale che si procederà per crimini di guerra commessi durante il conflitto civile del 2011. [F. Marretta]

Libia: via libera per il processo a Senussi, 007 di Gheddafi
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12 Ottobre 2013 - 10.11


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da Tripoli
Francesca Marretta

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Il giorno del giudizio per Abdullah al-Senussi, una volta temuto e potente capo dell’intelligence di Gheddafi, arriverà nella Libia post-rivoluzionaria. La Corte Penale Internazionale (Cpi) ha stabilito che il processo per crimini di guerra commessi durante il conflitto civile del 2011, cui Senoussi è accusato, potrà svolgersi nel paese nordafricano. Finora la Cpi aveva chiesto l’estradizione all’Aja dell’ex responsabile dei servizi del regime libico.

La decisione della Corte ha tenuto in considerazione il fatto che “Senoussi è sottoposto a custodia statale” e “la qualità e quantità delle prove raccolte durante le indagini locali”. Di conseguenza ed in base al principio di complementarietà stabilito dallo Statuto di Roma, il processo a Senoussi è “inammissibile” all’Aja, dicono i giudici della Cpi, che ritengono oggi la Libia luogo adatto ad un processo equo.
In questo paese giovedì il Primo Ministro è stato rapito da una milizia per essere liberato da una diversa formazione armata nel giro di poche ore in quello che lo stesso Premier ha definito un tentivo di colpo di Stato.

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L’avvocato britannnico di Senoussi, Ben Emmerson, ha definito la decisione della Cpi “scioccante” e annunciato un ricorso in appello. Amesty International gli dà indirettamente ragione, dicendo che in Libia il sistema giudiziario, come gli apparati di sicurezza, vanno riformati.

Il primo ottobre scorso un rapporto Onu ha denunciato il ricorso diffuso alla tortura nelle carceri libiche gestite da milizie, in cui sono rinchiusi circa 8000 ex sostenitori del vecchio regime. Il 4 ottobre Human Rights Watch (Hrw) ha reso noto che in Libia “tribunali militari e civili hanno pronunciato almeno sedici condanne a morte tra il 2012 e il 2013 e altre dodici per contumacia”. Secondo Hrw Tra le motivazioni delle sentenze di condanne a morte figura la “fabbricazione di falsi rumori per terrorizzare la popolazione”.

Senoussi, estradato in Libia dalla Mauritania dove si era rifugiato con la caduta del vecchio regime, è comparso in tribunale a Tripoli il 19 settembre scorso assieme a trentasei altri esponenti dell’Ancien Règime libico, tra cui Saif al-Islam Gheddafi, di cui la Cpi chiede l’estradizione, ma che resta nelle mani della potente milizia di Zintan detenuto in una località segreta.

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Celebrare il processo di Senoussi in Libia equivale a condannarlo a morte, dicono i suoi difensori. Epilogo su cui sorgono pochi dubbi. Com’è stato il caso per Saddam Hussein, se giustiziato, Abdullah al-Senoussi, 62 anni, porterà nella tomba molti segreti dell’era Gheddafi. Senoussi non era solo un pezzo grosso della “Jamahiriya”, la “Repubblica delle masse”che si traduceva con dittatura, era anche il marito della sorella di Gheddafi. I misteri che l’ex capo dell’intelligence libica custodisce e di cui è ormai forse il solo a conoscenza diretta, potrebbero risultare scomodi fuori dalla Libia.

Quando Senoussi non potrà più parlare non sarà dato di sapere se e quali accordi vi furono tra Londra e Tripoli per il rilascio di Abdelbaset al-Megrahi, unico condannato per la strage di Lockerbie in cui morirono 270 persone. Oltralpe si attende ancora la verità sull’attentato del 1989 a un DC-10 francese colpito in volo sul Niger, i morti furono 170, di cui 54 francesi. Gli sciiti libanesi ad oggi non sanno che fine abbia fatto l’Imam Moussa al Sadr, scomparso a Tripoli nel 1978, dopo essere stato invitato da Gheddafi.

Anche la morte dell’agente di polizia Ivonne Fletcher, colpita dal proiettile che la uccise nel 1984 a Londra durante disordini fuori l’Ambasciata libica non ha trovato risposta. Senoussi potrebbe avere qualcosa da dire anche sulla presunta pista libica della strage di Bologna. E di certo raccontare qualcosa sulla strage di Ustica. Senoussi non può non sapere cosa facesse un Mig libico sui cieli italiani quel 27 giugno del 1980. Ma è una scatola nera che non sarà aperta.

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