Con 10 voti a favore e ben 7 contrari la commissione Esteri del Senato ha approvato di misura la risoluzione che autorizza l’intervento armato Usa in Siria. come chiesto dal presidente Obama. Il testo sarà da lunedì prossimo all’esame del’Aula. John McCain ha cambiato idea ed è tra i 10 senatori che hanno votato a favore la risoluzione che autorizza i raid sulla Siria, voluti da Barack Obama. Si era detto cvontrario.
Il governo siriano è deciso a resistere anche di fronte allo spettro di «una terza mondiale».
«Non ci piegheremo nemmeno se ci fosse la terza guerra mondiale», ha detto il viceministro degli Esteri, Faysal Moqdad.
«Il governo siriano – ha aggiunto – non cambierà posizione nemmeno se ci fosse la terza guerra mondiale, nessun siriano può sacrificare l’indipendenza del Paese». Moqad ha aggiunto che Damasco ha già adottato «tutte le misure» necessarie per far fronte a «un’aggressione».
Obama: il mondo non resti in silenzio – “Di fronte alla barbarie che si sta verificando in Siria la comunità internazionale non puo’ restare in silenzio”, ha detto il presidente americano, Barack Obama, nel corso di una conferenza stampa a Stoccolma col premier svedese Fredrik Reinfeldt.
“Occorre una risposta efficace alla barbarie dell’attacco chimico siriano”, ha aggiunto. “Crediamo con grande forza che c’è stato un attacco chimico e che Assad ne sia stata la fonte”. “Noi siamo per la difesa dei diritti umani fondamentali”, ha detto Obama. “È in gioco la credibilità non solo mia, ma del Congresso e dell’America”. “Non ho fissato io la linea rossa sull’uso delle armi chimiche, ma è stata la comunità internazionale”.
Erdogan: le dichiarazioni di Putin sono strampalate – Le ultime dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin sul possibile intervento militare internazionale contro il regime di Damasco sono «strampalate».
Lo ha detto il premier turco Recep Tayyip Erdogan, in una conferenza stampa ad Ankara, prima della sua partenza per il G20 di San Pietroburgo. «È molto interessante – ha detto Erdogan con ironia – che la Russia dica di essere contraria a un intervento militare in Siria, ma che lo appoggerebbe se fosse provato l’uso di armi chimiche».
In un’intervista a una tv russa, Putin ha detto che «se ci sono informazioni secondo le quali le armi chimiche sono state usate, ed usate dall’esercito regolare, allora queste prove devono essere presentate al Consiglio di Sicurezza dell’Onu». «Devono essere convincenti. Quindi siamo pronti ad agire nel modo più risoluto e serio possibile», ha aggiunto, spiegando di «non escludere» l’appoggio a un’azione militare. Ma per Erdogan, il regime di Damasco sta commettendo «crimini contro l’umanità» prescindere dal tipo di armi che usa. «Se uccidi la gente con gli aerei, allora non commetti un crimine – ha commentato, sempre in tono sarcastico – ma se la uccidi con le armi chimiche invece lo è. Bisognerebbe innanzitutto decidere se l’omicidio è un crimine o no. Uccidere con armi chimiche è certo un gesto barbarico, ma se parliamo di gradi di ferocia, uccidere con un raid aereo può essere ancora più barbarico. Uccidere 100mila persone non è un crimine, ma se è provato che 1.300 o 130 sono state uccise con il gas, allora dici che stai con l’Onu. Questo mi suona strampalato».
Obama: occorre risposta efficace – «Occorre una risposta efficace» alla barbarie dell’attacco chimico siriano. Lo ha detto il presidente Usa, Barack Obama, nel corso di una conferenza stampa a Stoccolma con il premier svedese Fredrik Reinfeldt. «Crediamo con grande forza che c’è stato un attacco chimico e che Assad ne sia stata la fonte», ha detto il presidente Usa. «Di fronte alla barbarie che si sta verificando in Siria la comunità internazionale non può restare in silenzio», ha aggiunto Obama.
Mentre era in viaggio verso Stoccolma, il presidente americano, ha incassato il sì repubblicano all’attacco in Siria. I responsabili della commissione Esteri del Senato hanno raggiunto un accordo su una bozza. Il testo prevede un limite di 90 giorni e il no alle truppe di terra. Il limite di 90 giorni ne include 60 di missione, più un’estensione a discrezione del presidente di ulteriori 30 giorni, previo via libera del Congresso.
Ad accordarsi sulla risoluzione sono stati il presidente della commissione Esteri del Senato Bob Menendez e il leader dei repubblicani Bob Corker. “L’autorità non autorizza l’uso delle forze armate da terra sul territorio Senato”, si legge nella bozza, che sarà votata nelle prossime ore in commissione. Se il testo sarà approvato andrà in aula dopo il 9 settembre, quando il Senato, così come la Camera, tornerà dalla pausa estiva.
Putin: agiremo con sì Onu – Il presidente russo Vladimir Putin non esclude l’appoggio della Russia a un’operazione militare in Siria ma a due condizioni. La prima è che sia provata la responsabilità di Damasco nell’uso di armi chimiche. La seconda, imprescindibile, sottolineano da Mosca, è che ogni intervento abbia l’approvazione da parte dell’Onu.
“In conformità con il diritto internazionale vigente”, l’autorizzazione all’uso di armi contro uno stato sovrano “può essere data solo dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu”, ha detto il capo del Cremlino in un’intervista alla tv statale russa e all’agenzia Ap. “Tutti gli altri motivi che giustificherebbero l’uso della forza verso uno stato indipendente e sovrano – ha aggiunto – sono inammissibili e non si possono qualificare in altro modo che come aggressione”.
D’Alema: Obama sbaglia, la soluzione è solo politica – “In Siria non servono bombardamenti mirati, ma una forte iniziativa politica internazionale che costringa le parti al cessate il fuoco, una forza di interposizione sotto l’egida dell’Onu”. Lo ha detto Massimo D’Alema spiegando che, a suo parere, è sbagliata la posizione di Barck Obama perché un attacco sarebbe “inutile e dannoso”.
In Siria, ha aggiunto D’Alema, non stiamo assistendo allo schema di un “popolo che insorge contro il dittatore”, ma ad “una guerra civiale” in cui “componenti importanti, che magari non hanno particolare simpatia per Assad, tuttavia lo sostengono perché sono impaurite da ciò che potrebbe avvenire. La maggioranza sunnita, in particolare la componente più radicale che anima la rivolta, è vista con timore dagli alawiti, dagli sciti, dai curdi, dai cristiani. Quest’ultima è tra le componenti che, di fatto, sostengono di più il regime di Assad”.
Insomma, “un groviglio inestricabile” in cui, conclude D’Alema, “sembra difficile pensare a una soluzione che non passi per una Conferenza di pace”.
Hollande, interverremo solo al fianco degli Usa – Il presidente francese Francois Hollande ha fatto sapere che ove il Congresso americano non approverà l’intervento militare in Siria ci saranno delle “conseguenze sulla coalizione internazionale che dovrà formarsi” per contenere le violenze di Bashar al Assad.
“Per l’intervento in Siria deve essere creata una grande coalizione internazionale, con gli Stati Uniti, l’Europa e i paesi arabi”, ha affermato Hollande, secondo quanto riporta la stampa d’oltralpe. “E se il Congresso Usa dovesse votare ‘no’, allora la Francia continuerà a sostenere l’opposizione democratica siriana”, ha poi aggiunto, lasciando intendere che Parigi non lancerà alcuna operazione militare senza il sostegno degli Stati Uniti.
Intanto, l’Assemblea nazionale francese discuterà oggi l’eventualità di un attacco al regime di Damasco, ma non è prevista alcuna votazione, in linea con i principi costituzionali della Francia, secondo cui non è necessario l’avallo del Parlamento ad un intervento militare di durata inferiore ai quattro mesi.
Secondo un recente sondaggio il 74% dei francesi vuole un voto del Parlamento prima di una partecipazione di Parigi a un intervento armato in Siria. Di questa maggioranza, il 42% lo vuole “assolutamente” e un 32% “abbastanza”. Il risultato segue quanto registrato la settimana scorsa, con due terzi dei francesi (64%) contrari alla partecipazione della Francia a un’operazione contro il regime di Damasco.
Bonino: lo scenario più utile per discutere di Siria è il G20 – Lo “scenario più utile per discutere” della crisi siriana “è quello del G20” che si terrà nei prossimi giorni a San Pietroburgo. Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino a Bruxelles dove ha partecipato alla riunione annuale dei capi delegazione dei 28 organizzata dal Servizio per l’azione esterna dell’Ue, presieduta dall’alto rappresentante Catherine Ashton.
Gruppi ebrei americani si chierano con Obama – Molti fra i principali gruppi ebraici e pro Israele degli Stati Uniti si sono schierati a fianco del presidente Barack Obama chiedendo al Congresso di approvare il raid contro la Siria.
Una presa di posizione pubblica sulla quale pesa molto la tragica memoria dell’Olocausto e delle camere a gas nei lager nazisti. “Vedere innocenti gassati evoca una memoria e una sensibilita’ particolari – ha dichiarato Abraham Foxman, direttore dell’Anti Defamation league – e quando il presidente dichiara che e’ interesse della sicurezza nazionale del nostro paese schierarsi contro queste atroci violazioni delle norme internazionali, penso che entrambe le cose pesino sulla psiche della comunità ebraica”.
“Non è una questione ebraica, è una questione umanitaria”, ha aggiunto il rabbino Marvin Hier del Simon Wiesenthal Center, che in una lettera ai parlamentari americani ha fatto esplicito riferimento all’Olocausto. A favore del raid sono scese in campo anche l’American Public Affair Committee (Aipac) e la Conference of presidents of Major Jewish Organizations, due lobby che hanno forte influenza sul Congresso. Non agire, sostengono entrambe, significherebbe indebolire la capacità americana di prevenire l’uso di armi non convenzionali.
“Chi possiede o cerca di ottenere armi di distruzione di massa, particolarmente Iran e Hezbollah, deve sapere che dovrà risponderne”, nota la Conferenza. Le organizzazione ebraiche hanno discusso a lungo se prendere posizione, nel timore di caratterizzare il raid come un’azione nell’interesse d’Israele. Lo stato ebraico ha scelto di non schierarsi pubblicamente sul raid.
