L’ex capo centro della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, condannato a 8 anni di carcere in primo e secondo grado nel processo sul sequestro di Abu Omar, è stato arrestato a Panama. Nei confronti di Seldon Lady era stato emesso un mandato di cattura internazionale.
Dei 23 agenti della Cia condannati per la vicenda Abu Omar, solo Seldon Lady era ricercato a livello internazionale. Questa era stata la decisione dell’allora ministro della Giustizia, Paola Severino.
Il guardasigilli aveva deciso così “dopo un’attenta valutazione su ciascuna delle richieste di cattura”, considerando che la pena per l’ex capocentro era la più alta da scontare.
Il 19 novembre 2012 Seldon Lady era stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a nove anni di carcere (in primo grado a 8 anni, poi inaspriti in 9 in appello). Poiché tre anni sono indultati, ne dovrebbe quindi scontare sei. Nel 2007, durante le indagini, era stato protagonista di una dura polemica col pm Armando Spataro che conduceva le indagini.
Lo 007 aveva affermato di non riconoscere la giustizia italiana perché il caso Abu Omar necessitava di una soluzione politica e non giudiziaria. “Frasi che ho sentito in altri tempi, in altre aule, quando erano imputati esponenti delle Brigate Rosse che non riconoscevano la giustizia italiana”.
Un altro dei condannati solo tre mesi fa è stato graziato: il 5 aprile, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha infatti concesso la grazia a Joseph Romano, all’epoca del sequestro di Abu Omar colonnello responsabile americano della sicurezza della base militare di Aviano, dove sostò l’aereo che portò l’imam in Egitto.
Il provvedimento fu molto apprezzato dagli Stati Uniti e fu considerato un segnale importante nell’ambito dei rapporti Italia-Usa, visto che la posizione di Romano, unico militare del Pentagono e Nato tra gli americani condannati, è sempre stata molto al cuore all’amministrazione statunitense, che in occasione della prima condanna espresse “disappunto”, sostenendo che i tribunali italiani non avessero alcuna giurisdizione su di lui.
Il caso si presenta come molto spinoso perché sembra molto difficile che un agente della Cia possa essere portato in una prigione italiana.
Del resto, se pure vero che Lady è stato condannato con sentenza definitiva da un tribunale italiano e che era stato inserito tra i ricercati internazionali con il benestare dell’allora ministro della Giustizia Paola Severino, è altrettanto vero – o quantomeno verosimile – che poiché tutti i governi, da Berlusconi a Prodi a Monti, hanno messo il segreto di Stato sulla vicenda Abu Omar, lasciando legittimamente ipotizzare che quell’attività fosse stata fatta, nella migliore delle ipotesi, grazie al silenzio-assenzio dell’autorità politica italiana.
Ora la Cancellieri ha due mesi per chiedere l’estradizione. Se lo farà si metterà in urto frontale con gli Stati Uniti (e vista la vicenda Morales l’Italia appare assai ossequiosa nei confronti di Washington); se non lo farà l’esecutivo dovrà spiegare molto bene i motivi ad un’opinione pubblica quantomeno perplessa.
“Prendiamo atto con soddisfazione che il Guardasigilli ha già firmato l’istanza di fermo provvisorio – ha commentato Emanuele Fiano, capogruppo Pd nella commissione Affari costituzionali di Montecitorio -. Per l’Italia sarà importante ottenere l’estradizione per dare seguito a una sentenza che ha stabilito chiare responsabilità in quella brutta vicenda”.
“Ci auguriamo che nei prossimi giorni – ha aggiunto Claudio Fava, deputato di Sel – venga richiesta l’estradizione di Lady perché sconti la condanna. Un modo tardivo di riaffermare la sovranità sul nostro territorio e sulla tutela dei diritti fondamentali delle persone, platealmente violati in occasione del sequestro di Abu Omar”.
