Turchia, scontri nella notte: 1700 arresti

Terzo giorno di proteste nel Paese, scontri ad Ankara. Per Amnesty, cinque persone sono in fin di vita. Finora curate 484 persone. Migliaia di persone in strada in tutto il Paese.

Turchia, scontri nella notte: 1700 arresti
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3 Giugno 2013 - 14.38


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Nella notte si sono ripetuti scontri tra manifestanti e polizia in diverse città turche ma ora la situazione per le strade è tranquilla. Nella città portuale di Izmir, nell’ovest del Paese, bottiglie molotov sono state lanciate contro una sede del partito Ak al potere, e la tv ha mostrato le immagini di una parte dell’edificio in fiamme. In diversi punti di Istanbul i manifestanti hanno eretto barricate ed eloquenti graffiti coprono diversi muri della città.

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Le strade intorno all’ufficio del premier Tayyip Erdogan sono blindate dalla polizia che anche questa notte ha lanciato gas lacrimogeni per tenere a distanza i dimostranti. Ad Ankara la polizia è intervenuta in un centro commerciale dove si erano rifugiati diversi manifestanti, arrestando più di 1700 persone. La maggior parte degli arrestati, ha aggiunto il ministro degli interni Muammer Guler, è stata poi rimessa in libertà. Secondo il ministro Guler negli ultimi 4 giorni ci sono state 235 manifestazioni di protesta in tutta la Turchia.

«Cinque persone sono in pericolo di vita per ferite alla testa», ha riferito Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. «Pretendiamo dal ministero della Sanità turco informazioni precise sul numero di persone rimaste ferite negli scontri» e «lanciamo un appello perché ci sia uno stop nell’uso di gas lacrimogeni che sono la causa principale delle ferite riportate dai manifestanti», ha aggiunto Noury.

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L’ufficio di Amnesty International a Istanbul, nei pressi di piazza Taksim, è stato trasformato in una sorta di pronto soccorso per fornire aiuto ai feriti degli scontri della notte scorsa tra manifestanti e polizia. Noury ha anche affermato: «Anche la nostra sede è stata raggiunta dai fumi dei lacrimogeni» e sono «una ventina i volontari – tutto personale medico – che hanno curato decine di feriti, tra i quali alcuni bambini», ha raccontato Noury, riferendo di maltrattamenti e abusi della polizia nei confronti degli arrestati.

«I manifestanti fermati sono stati tenuti in massa, fino a 12 ore, nei blindati della polizia senza acqua, cibo e senza servizi igienici», ha detto ancora il portavoce di Amnesty raccontando anche di «violenze nella stazione di polizia vicino a piazza Taksim e nella stazione centrale di polizia di Istanbul». Secondo fonti mediche, ha precisato Noury, «lacrimogeni sono stati lanciati anche all’ingresso degli ospedali” e la polizia “ha arrestato feriti che necessitavano di cure».

All’indomani delle grandi manifestazioni antigovernative di Istanbul e Ankara, convocate attraverso Twitter e Facebook, il premier Recep Tayyip Erdogan ha definito le reti sociali «una minaccia per la società». «Oggi abbiamo una minaccia che si chiama Twitter» ha affermato in una intervista tv. I manifestanti anti-Erdogan accusano le tv turche di minimizzare la rivolta, sotto pressione del governo. Le informazioni sulla protesta e sulle violenze della polizia circolano sulle reti sociali.

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