È on-line già dal quasi tre anni la rivista inglese Inspire, creata dall’imam Anwar Al Awlak, ispiratore di alcuni terroristi. La rivista è rivolta a tutti i terroristi fai-da-te e jihadisti che vogliono costruirsi bombe in casa e altri ordigni per combattere i nemici dell’Islam. Una sorta di guida “delle piccole marmotte” per il terrorista inesperto.
I contenuti di questa rivista, che apparse per la prima volta nel 2010 (nove i numeri ad oggi pubblicati), per quanti decidessero di leggerla anche solo per una volta, gelano il sangue. È solo uno dei tanti strumenti utilizzati da Al Qaeda per suscitare reazione nei fondamentalisti sparsi per il mondo e si sa che il web è un grande contenitore. Non avendo un vero e proprio esercito per combattere in campo aperto, Al Qaeda mira alla creazione di piccole unità non rintracciabili, cellule del tutto insospettabili che fanno del proprio anonimato l’arma migliore.
Le bombe alla maratona di Boston hanno ancora una volta dimostrato l’efficacia degli attacchi asimmetrici. Per non parlare dell’omicidio efferato di Woolwich, nella periferia di Londra, ultimo esempio in ordine di tempo, in cui due uomini britannici hanno decapitato un soladato 25enne, Drummer Lee Rigby, creando panico e scompiglio in tutto il Regno Unito.
Il magazine on line fu scoperto per la prima volta nel luglio del 2010 dal Site, l’Istituto nazionale per la ricerca di entità terroristiche internazionali. Lo scopo iniziale della rivista online era di tradurre e diffondere in lingua inglese i messaggi di Osama Bin Laden per i musulmani in Inghilterra ed America. Ma non finisce qui. L’obiettivo della rivista Inspire è giustificare gli attentati, producendo una lettura alternativa alla realtà raccontata dagli occidentali.
Nell’ultimo numero, il numero 10, i redattori proclamano sulla home page: “Crociati, non godrete mai di tranquillità. I vostri Paesi non potranno mai godere della sicurezza finché abbiamo sangue pulsante nelle vene e cuori forti. Stiamo arrivando per volontà di Allah..!”.
Nella sezione “open-source jihad” – “un manuale per coloro che odiano i tiranni” – la rivista offre “utili consigli pratici”: “Seguendo le semplici istruzioni è possibile effettuare un agguato mortale. Non ci sono ritorsioni. Appena finito bisogna svanire”.
Articoli “come causare un incidente stradale” o “come fermare un veicolo”, non solo sono scritti in modo semplice, ma sono corredati da foto, con tutti i passaggi descritti per portare a termine la missione.
Gli scrittori di Inspire, sono dei veri e propri professionisti. Basti pensare, per esempio, che uno dei due fondatori della rivista, Anwar al-Awlaki, autore di agghiaccianti articoli che incitavano ad azioni terroristiche contro obiettivi occidentali, era un ingegnere civile. Membro di spicco di Al Qaeda ed ideatore di alcuni piani terroristici, fu eliminato il 30 settembre del 2011 insieme a Samir ibn Zafar Khan (editore pakistano, cofondatore di Inspire ed autore dell’articolo “Orgoglioso di essere un traditore dell’America), nello Yemen del nord con un missile Hellfire lanciato da uno dei due droni decollati da una base segreta della Cia in Arabia Saudita. Si trovavano nello stesso veicolo. Entrambi studiarono negli Stati Uniti.
Oltre a consigli sulla fabbricazione di bombe, la crittografia, i veleni e la sorveglianza, Inspire offre dei commenti sul Corano e spunti sulla propaganda di al-Qaeda. Ci sono già stati a procedimenti penali nel Regno Unito e in Australia. Ma è anche stato preso di mira dagli hacker anonimi che cercano di limitare la sua influenza.
Guardando tutti gli attentati dei cosiddetti “lupi solitari” tutti hanno un percorso comune di “radicalizzazione favorito dalla propaganda sul web”, di cui è considerato il massimo e artefice proprio Anwar al-Awlaki, leader dell’Aqap, il ramo yemenita-saudita di al Qaida, ucciso da un drone Usa in Yemen lo scorso anno. Il jihad “non ha confini, non ha leader, si applica ovunque e con tutti i mezzi”, è una delle sue frasi più diffuse su internet. Sono cresciuti nel disagio sociale o nell’emarginazione delle grandi metropoli, dove l’adesione al radicalismo islamico diviene anche un elemento di caratterizzazione dell’identità sociale.
