Siria, la svolta degli insorti

Dopo lo scontro con i comitati che combattono il leader dell'opposizione siriana all'estero pronto a dimettersi. Se arriverà il cristiano Sabra sarà una svolta.

Siria, la svolta degli insorti
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18 Maggio 2012 - 14.23


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Poco dopo l’inizio della sollevazione siriana è stato costituito, all’estero, il Consiglio Nazionale Siriano, una sorta di comitato-ombrello di tutti coloro che si oppongono al regime di Bashar al-Assad. A guidarlo è stato chiamato un esimio docente alla Sorbona, Burhan Ghalioun. Una scelta naturale, visto che il Consiglio, il cui obiettivo era dare visibilità agli insorti nel mondo, non poteva che essere costituito da oppositori riparatisi all’estero. Ma bene presto, come insegna la storia di tutti i movimenti di liberazione nazionale, il rapporto tra “leadership interna” e “leadership esterna” si è complicato.

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E’ sempre così, in tutto il mondo: la leadership esterna è più sensibile ai governi “amici” e alle loro idee, la “leadership interna” è più pragmatica e attenta ad altri equilibri, quelli nel Paese. E’ stato così anche nel caso del Consiglio Nazionale Siriano, finito nelle mani dei Fratelli Musulmani, dicono in molti, per via dell’influenza che i governi “alleati”, Arabia Saudita e Qatar, hanno esercitato sui suoi leader.

La rielezione del professor Ghalioun alla guida del Cns è stata letta dal fronte interno in questa chiave: loro volevano Georges Sabra, che è stato in Siria fino a pochissimi mesi fa, è stato detenuto durante la rivolta, non è un cattedratico che manca dal Paese da tanti anni. Inoltre Georges Sabra è cristiano, un fatto importantissimo. Sceglierlo come leader sarebbe la migliore risposta alla scelta del regime di confessionalizzare lo scontro. Affidarsi sempre di più ai Fratelli Musulmani, invece, significherebbe fare il gioco del regime. Ma per capirlo bisogna stare in Siria. Stando all’estero, vedendo l’indecoroso balletto dei governi europei ad esempio, si finisce con l’essere risucchiati verso i petromonarchi, che per altro sono notoriamente anche munifici.

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Ora però il professor Ghalioun, persona specchiata, ha avuto il coraggio di dimettersi. Ha preso atto della ferma presa di posizione del fronte interno e ha detto: “non mi interessa la poltrona, lascio, per salvare la nostra unità. E resterò accanto a chi combatte, nella nostra Siria.”

Parole alle quali ora devono seguire i fatti. E se i fatti si chiameranno Georges Sabra si potrà parlare di una svolta molto positiva. La lezione del professor Ghalioun, forse la più importante, potrebbe aver salvato la rivoluzione la rivoluzione siriana.

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