Obama dice sì alle nozze gay e rilancia la campagna elettorale

La Casa Bianca contrattacca su più fronti e prende in contropiede repubblicani e Chiesa. L'azzardo del presidente contro le lobby ultraconservatrici del Paese.

Obama dice sì alle nozze gay e rilancia la campagna elettorale
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10 Maggio 2012 - 22.52


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di Francesco Peloso

E’ un po’ nello stile del presidente Obama: prudenza, calcolo e ragionevolezza più colpi d’azzardo sorprendenti. Non sappiamo come andrà a finire questa lunga e difficile campagna elettorale per la Casa Bianca, ma certo Barack Obama ha deciso di combattere fino in fondo. In tale prospettiva va dunque letta una presa di posizione che ha rilievo storico: cioè il sostegno espresso pubblicamente e in termini politici al matrimonio fra persone dello stesso sesso, le famigerate nozze gay. Si tratta di un pronunciamento che sembra segnare un nuovo capitolo nell’affermazione dei diritti civili e contro la fine delle discriminazioni. Le parole del capo della Casa Bianca, infatti, hanno avuto un’eco mondiale e hanno fatto in certo modo da catalizzatore a una lunga progressione di leggi in favore del riconoscimento delle coppie omosessuali o dei diritti degli omosessuali tout-court, non solo in occidente a livello mondiale.

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Ma la campagna di Obama ha visto, prima di questa, una serie di iniziative importanti. A cominciare dal viaggio in Afghanistan compiuto nelle settimane scorse per rivendicare il successo più clamoroso: la cattura e l’uccisione di Osama Bin Laden, quello che veniva considerato il pericolo numero uno al mondo, lo spauracchio in grado di generare guerre e lutti infiniti, preso con un colpo a sorpresa delle forze speciali, i Navy seal. E poi quella frase, rievocata ora, un po’ da filmone americano detta a inizio mandato a Leon Panetta, il capo della Cia, e già entrata nella storia: “catturare Osama Bin Laden è la priorità numero uno per la sicurezza del Paese”. Ma l’operazione è riuscita e ha dimostrato che si potevano evitare le guerre e combattere il terrorismo con l’intelligence.

Quindi le accuse chiare ai repubblicani di voler bloccare, al Congresso, provvedimenti in favore dei ceti sociali più povere e della middle class colpita al cuore dalla crisi, in particolare, ma non solo, sul piano fiscale. Si attende ora la sentenza della Corte Suprema sulla riforma sanitaria, quella che è costata a Obama l’accusa da parte della destra repubblicana di essere un socialista, un europeo, un comunista. Nel frattempo entrava nella contesa il superconservatore episcopato americano appoggiato da qualche intervento del Papa.

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Il sostegno dei vescovi è andato in un primo tempo al catto-evangelico Rick Santorum per poi spostarsi, quando è stato chiaro chi fosse il campione del campo repubblicano, su Mitt Romney, spinto dalle mega lobby finanziarie del capitalismo d’Oltreoceano. Non solo: la Chiesa aveva scatenato nei mesi scorsi una violenta campagna contro la Casa Bianca per un provvedimento che obbligava gli ospedali di tutto il Paese, quindi anche quelli cattolici, a comprendere nella copertura assicurativa per i propri dipendenti anche per farmaci abortivi o anticoncezionali.

E’ in gioco la libertà religiosa e l’obiezione di coscienza, hanno protestato i vescovi. A quel punto la Casa Bianca ha avanzato una mediazione che liberava gli ospedali dal costo della copertura spostandolo sulle compagnie assicurative. Ma non è bastato naturalmente. E tuttavia anche i cattolici americani a questo punto si sono spaccati: la rivista dei gesuiti ‘America’ ha accusato l’episcopato di fare campagna elettorale, le congregazioni religiose femminili hanno accettato di buon grado la mediazione della Casa Bianca.

Il Vaticano nel frattempo ha messo sotto controllo – e sta provando a commissariare – l’organismo che comprende le Superiore generali delle congregazioni femminili colpevoli, appunto, di essere troppo femministe, di occuparsi troppo dei poveri e di essere troppo aperte sul problema delle unioni gay.

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Alcuni dicono: l’aperto sostegno ai matrimoni omosessuali da parte di Obama rappresenta il tentativo di compattare il proprio elettorato con un argomento che ha anche un valore ideologico. Può essere. Tuttavia la mossa è meno improvvida di quello che appaia se è vero, come afferma un sondaggio pubblicato nei giorni scorsi dall’Istituto Gallup, che gli americani sui matrimoni gay sono divisi quasi a metà fra favorevoli e contrari (in realtà prevalgono di poco i favorevoli 50% contro 48%). Inoltre i repubblicani potranno certo dire la loro contrarietà sulla questione ma dovranno evitare di passare per i rappresentanti di un bigottismo conservatore fine a sé stesso.

Da parte sua la Chiesa americana, attraverso la voce del cardinale Timothy Dolan, si è già fatta sentire: “non potremo tacere di fronte a un attacco di questo tipo”. Eppure il conservatore episcopato americano che da mesi stava provando a giocare una partita anti-obamaniana sul piano bioetico – aborto, anticoncezionali – facendo sponda sulla forte lobby pro-life d’Oltreoceano, si ritrova all’improvviso catapultato in difesa. Non solo le loro giaculatorie non hanno spaventato il presidente, questi è anzi andato molto più avanti e si è spinto fino a definire una nuova frontiera dei diritti civili. Se questa battaglia risulterà vincente o meno, lo capiremo nei prossimi mesi.

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