Amnesty International, organizzazione non governativa impegnata nel difendere i diritti umani, ha denunciato il blocco del proprio sito web in Arabia Saudita. Dietro questa scelta ci sarebbe una nuova legge antiterrorismo, elaborata dal governo saudita e già criticata sul sito dell’organizzazione: la nuova proposta della monarchia assoluta di re Abdullah, infatti, consentirebbe la persecuzione dei dissidenti del regime non pericolosi alla stregua di terroristi, impedendo di fatto qualsiasi eventuale opposizione al governo.
Amnesty precisa inoltre che nel caso in cui la legge entrasse in vigore, il governo potrebbe arrestare chiunque anche a tempo indeterminato. Sul social network Twitter, rivolgendosi ai sauditi, Amnesty fa sapere che “anche se le autorità hanno bloccato il nostro sito principale internazionale, non hanno ancora bloccato il sito di Amnesty UK”. La censura messa in atto dall’Arabia Saudita non sorprende: insieme a Cina, Cuba e Iran, lo stato asiatico è tra quelli che più limita l’attività e l’informazione virtuale. Il numero due di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, Philip Luther, ha dichiarato: “Questa bozza di legge costituisce una seria minaccia per la libertà di espressione nel regno, in nome della lotta al terrorismo”. La replica, da parte della diplomazia saudita a Londra, non si è fatta attendere affermando che le parole di Luther sono “mere supposizioni prive di fondamento”. Per ovviare alla censura, Amnesty ha già spostato i documenti sul sito “Protect the Human Blog”.
