La seconda volta di Leyla

Alle elezioni in Turchia, risultato storico del Blocco per il lavoro, la democrazia e libertà. Eletta anche Leyla Zana (curda), che torna in parlamento dopo 10 anni di prigione.

La seconda volta di Leyla
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15 Giugno 2011 - 14.49


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Torna a sedere nel parlamento, Leyla Zana, prima donna curda ad entrare nel Parlamento turco nel 1991, poi condannata a 15 anni di prigione per “terrorismo e separatismo”, di cui 10 trascorsi in carcere. Da allora Leyla è divenuta la paladina della causa curda, due volte candidata al Premio Nobel e vincitrice del premio Sakharov per i diritti umani. Conquistano alle elezioni che si sono tenute in Turchia lo scorso fine settimana, e che hanno visto una terza vittoria del partito di giustizia e sviluppo (AKP) del primo ministro Erdogan, altri 35 deputati curdi (in tutto quindi 36 contro i 22 del 2007), tra cui Hatip Dicle, attualmente in prigione e anche lui già deputato del DEP negli anni Novanta, ma anche Ertugrul Kurkcu, leader del movimento studentesco del 1968. Un traguardo di storica importanza , lo definiscono le associazioni e le agenzie di stampa kurde, per il Blocco “lavoro, democrazia e libertà”, coalizione creata e sostenuta dal principale partito curdo BDP (Partito Pace e Democrazia), che ha dovuto presentare dei candidati indipendenti per raggiungere la soglia elettorale del 10% sul piano nazionale, al fine di ottenere una rappresentanza parlamentare.

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Come per elezioni precedenti, il BDP si è detto deciso a formare un gruppo unico al Parlamento, diventando una forza decisiva per la questione curda. Molte delegazioni europee hanno seguito lo svolgimento dello scrutinio, e la presenza di forze dell’ordine turche nei seggi elettorali è stata denunciata sia dalle delegazioni curde che da quelle europee. Gli elettori sono stati obbligati a votare apertamente in presenza dei soldati in molti villaggi di Diyarbakir, Bitlis, Konya, Ardahan, Van, Urfa, Bingol e Dersim, si legge su un comunicato dell’UIKI (Ufficio Informazione sul Kurdistan in Italia). In queste elezioni, rispetto alle precedenti, l’AKP ha riportato una calo nei voti in molte città curde, soprattutto a Diyarbakir dove il BDP ha ottenuto il 62% dei voti; nonostante nei territori kurdi, la polizia abbia seminato il terrore cercando di compromettere comizi e lo svolgimento della campagna elettorale dei candidati indipendenti sostenuti dal BDP, mettendo sotto fermo oltre 3.500 persone, di cui 1.000 arrestate.

Inoltre il BDP è stato l’unico partito che non ha beneficiato di fondi pubblici per la sua campagna elettorale nonostante formasse un gruppo in seno al parlamento turco. Prima che i candidati kurdi entrassero in Parlamento era possibile ottenere i rimborsi anche con soli tre deputati eletti; oggi è possibile solo superando il 7% dei consensi a livello nazionale. Quindi i kurdi essendo stati eletti come indipendenti non costituivano percentuale per il partito. Inoltre, va ricordato che l’alto consiglio elettorale (YSK) aveva annullato il 18 aprile la candidatura di 7 candidati indipendenti presentati dal BDP, tra cui Leyla Zana, ma questa decisione aveva provocato numerose reazioni di protesta kurda, ed era stata poi annullata per sei di loro.

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Per quanto riguarda il partito del Primo Ministro Erdogan, al potere dal 2002, l’AKP ha riportato il 49,93% dei voti contro il 46% del 2007, assicurandosi una terza legislatura consecutiva, ma ha perso dei seggi, 326 contro i 341 del 2007. Soprattutto non ce l’ha fatta ad ottenere i due terzi dei voti, come voleva Erdogan, per avviare la modifica della Costituzione, senza necessariamente indire un referendum nazionale. Per questo i risultati delle elezioni sono stati definiti da più parti una vittoria a metà, per Erdogan.

Il partito Repubblicano del popolo (CHP), il maggior partito d’opposizione, è arrivato secondo con il 25,93 dei voti (135 seggi): il nuovo leader Kemal Kilicdaroglu, ha avviato uno sforzo enorme per trasformare il suo partito, tradizionalmente statalista e secolare, in un partito più pragmatico e socialdemocratico, seguendo la tradizione dell’Occidente.

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