Leone XIV e il superlativo del Concilio

Durante la sua tradizionale catechesi del mercoledì, Leone XIV ha letto una frase del Concilio Vaticano II che contiene un superlativo raro nei documenti della Chiesa

Leone XIV e il superlativo del Concilio
Papa Leone XIV
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Antonio Spadaro Modifica articolo

1 Novembre 2026 - 11.23


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Durante la sua tradizionale catechesi del mercoledì, Leone XIV ha letto una frase del Concilio Vaticano II che contiene un superlativo raro nei documenti della Chiesa. Viene dalla Gaudium et spes, anno 1965: i fedeli vivano «in strettissima unione con gli uomini del loro tempo» e si sforzino di «penetrare perfettamente» il loro modo di pensare e di sentire.

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La catechesi del mercoledì di solito non fa notizia. Questa volta sì, se la si ascolta accanto alla cronaca degli ultimi giorni. Il Papa ha posto una premessa: la fede non va vissuta «in uno spirito di contrapposizione o di ostilità» verso il mondo. E ha aggiunto che può incarnarsi in ogni cultura proprio perché non si identifica con nessuna.


Giovedì scorso, a dodici giorni dalle elezioni di metà mandato, negli Stati Uniti, il Paese da cui viene il Papa, una dozzina di vescovi cattolici ha pregato attorno a Donald Trump nello Studio Ovale, alcuni con la mano posata su di lui, in un video diffuso dallo staff presidenziale. La Conferenza episcopale americana ha fatto sapere di non avere avuto alcun ruolo nell’incontro. Nei giorni seguenti alcuni di quei vescovi hanno espresso rammarico: la loro preghiera, dicono, è stata usata a fini politici.

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Pregare per chi governa appartiene alla tradizione cristiana. Il guaio comincia quando la preghiera diventa un’immagine da campagna elettorale e la croce un distintivo di appartenenza. Succede anche in Europa. In Gran Bretagna, alle marce contro i migranti, la croce sfila accanto alla bandiera di San Giorgio, al punto che alcuni vescovi hanno messo in guardia dall’uso dei simboli cristiani contro gli stranieri.


C’è poi la tentazione opposta: ritirarsi dal mondo, o leggerlo come il teatro della fine. A marzo, a Roma, il miliardario della Silicon Valley Peter Thiel ha tenuto conferenze a inviti sull’Anticristo. In questa visione i contemporanei diventano personaggi tragici di un dramma già scritto. Non è questa la visione cristiana.


Il testo che Papa Leone ha ripreso dai tempi del Concilio va nella direzione contraria, appunto. Lega la credibilità della fede alla capacità di giungere a una «sintesi matura e responsabile» con la cultura del nostro tempo.

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