Ci sono cristiani che tengono più al denaro o al potere che a salvarsi l’anima

La fede è una cosa, gli affari sono ben altro, direbbe qualcuno. Il guadagno è il primo obiettivo. Gli altri non esistono, specie se sono nel bisogno, stranieri o italiani che siano. G

Ci sono cristiani che tengono più al denaro o al potere che a salvarsi l’anima
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Rocco D'Ambrosio Modifica articolo

29 Agosto 2026 - 17.29


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ll Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

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Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?


Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni»
(Mt 16, 21-27 – XXII/A).

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Il mondo è colmo di analisi su costi e benefici. Forse anche noi siamo bravi a calcolare costi e benefici, nel fare la spesa come nel comprare una casa, nei piccoli affari come nei grandi. E la nostra anima? Può essere “valutata” con criteri economici? È giusto applicare una regola economica alla vita interiore? E’ interessante notare come l’intero discorso, del brano evangelico odierno, fa perno sul concetto di guadagnare: “quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”

Nel guadagnare denaro e condurre affari – tranne se non siamo degli sprovveduti – ci poniamo attenzione e cura. E negli affari dell’anima? In quelli che Gesù chiama “il perdere e trovare la propria vita”? Non ci vogliono molti giri di parole per dire che ci sono cristiani che tengono più al denaro o al potere che a salvarsi l’anima; ci sono laici e pastori cattolici che più che a croce e sequela del Cristo sono interessati a privilegi e affari propri. Preoccuparci, in questo caso, vuol dire pregare perché il buon Dio aiuti tutti – me e noi compresi – a ravvedersi e convertirsi e, vuol dire anche, concentrarsi su se stessi per prepararsi ai momenti (specie quello finale) in cui dobbiamo rendere conto di tutta la nostra esistenza.

Anche perché troppo concentrati sui beni materiali, sul guadagno materiale e immediato si corrono tanti rischi. Nel suo resoconto di visita negli Stati Uniti, Alexis De Tocqueville scrive: “Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro”. Immediatamente ci viene da pensare al valore sociale e politico di queste parole: ieri come oggi c’è sempre chi vende l’anima al potente o al ricco di turno pur di ricevere fette di profitti e potere.

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Ma c’è anche un valore personale e interiore da considerare: se vogliamo solo guadagnare e guadagnare, alla fine diventiamo schiavi nel profondo di noi stessi. Accade così a molti, una sorta di sindrome alla Paperon de’ Paperoni. Continua l’autore francese: “In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare” (De la démocratie en Amerique, 1840).

Permettetemi un esempio concreto. La nostra associazione Cercasi un fine APS (Cassano, Ba) organizza una scuola di italiano per stranieri. Diversi loro ci stanno chiedendo con insistenza una casa. Il centro storico del paese ha tante abitazioni vuote, ma i proprietari non vogliono affittarle agli stranieri. La situazione è simile in molti comuni italiani: i media parlano ormai di una tendenza molto forte a trasformare le case sfitte in B&B piuttosto che affittarle a italiani e stranieri che ne hanno bisogno. La trasformazione di case in B&b ha accentuato, ovviamente, l’emergenza affitti.

Eppure diversi dei proprietari vengono a messa, sono impegnati nelle parrocchie. La fede è una cosa, gli affari sono ben altro, direbbe qualcuno. Il guadagno è il primo obiettivo. Gli altri non esistono, specie se sono nel bisogno, stranieri o italiani che siano. Gli esempi sono innumerevoli e il discorso potrebbe continuare. Quanta squallore e tristezza: siamo cristiani perché veniamo a messa o doniamo gli abiti vecchi? No, stiamo solo guadagnando il mondo ma perdendo l’anima!

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Scriveva Primo Mazzolari: “C’è da aver paura della gente che fa la rivoluzione con animo benestante! Son ingordi che vogliono mangiar ancora, mangiar sempre, null’altro che mangiare. Chi ha poca carità vede pochi poveri: chi ha molta carità vede molti poveri: chi non ha nessuna carità non vede nessuno”.

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