Algeri si trasforma nel fulcro di un messaggio che supera i confini nazionali. Papa Leone XIV richiama l’attenzione su Mediterraneo e Sahara, definiti “crocevia geografici e spirituali di enorme portata”: spazi che, nella sua visione, racchiudono insieme memoria storica e prospettive future. Il tono è netto, privo di ambiguità: “Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza!”. Un monito che richiama la responsabilità collettiva di fronte alle tragedie che attraversano queste regioni.
Cause profonde
” Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro!”. L’invito è ad agire sulle radici della disperazione, non soltanto sui suoi effetti. La linea indicata è chiara: costruire alternative concrete. “Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui!”.
Accusa dura
Nel passaggio più incisivo, il Papa punta il dito contro chi trae profitto dalle tragedie umane: “Sono illeciti guadagni, infatti, quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile”. Una condanna senza margini di interpretazione. Il messaggio si chiude con una sfida globale: trasformare luoghi di sofferenza in spazi di speranza, un compito che chiama in causa governi, istituzioni e comunità.
L’arrivo nella Grande Moschea
Durante la tappa ad Algeri, Papa Leone XIV ha visitato la Grande Moschea della città. Al suo arrivo è stato accolto dal Rettore, Mohamed Mamoun Al Qasimi, ed è entrato all’interno della moschea a piedi scalzi, in segno di rispetto.
A margine della visita si è svolto anche un incontro privato con il Rettore, alla presenza del cardinale George Jacob Koovakad, Prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso.
