Australian Open: Alcaraz riscrive i record del Career Grand Slam

Battuto Djokovic in 4 set. A 22 anni, Carlitos è il più giovane di sempre a vincere tutti gli Slam.

Australian Open: Alcaraz riscrive i record del Career Grand Slam
Alcaraz e Djokovic (foto di: BBC)
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1 Febbraio 2026 - 16.39 Culture


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di Lapo Vinattieri

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Con il suo primo Australian Open in carriera, alla prima finale australiana della sua vita, Carlos Alcaraz centra il Career Grand Slam battendo un infinito Djokovic, arrivato in finale grazie ad un po’ di fortuna, che però non deve far dimenticare la grande impresa della semifinale vinta dal serbo. Ma prima del grande evento, cosa è successo in quel di Melbourne?

Ai nastri di partenza mancava qualche nome noto: l’ormai lungo degente Jack Draper, arrivato anche in top 10 ma lontano dai campi da agosto 2025, Holger Rune, fermo a causa della rottura del tendine d’Achille, il nostro Matteo Berrettini e il padrone di casa Nick Kyrgios.  

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A queste assenze si sono aggiunte sorprese fin dal primo turno, nel quale il nostro Flavio Cobolli, eroe della recente Coppa Davis vinta dall’Italia, ha perso in tre set contro l’inglese Arthur Fery, numero 186 del mondo e passato dai turni di qualificazione. Il romano è durato poco più di un set, anche a causa di problemi intestinali.

È stato eliminato al primo turno anche il fenomeno brasiliano Joao Fonseca, battuto 3 set a 1 dall’americano Spizzirri. Oltre a lui, anche il numero 8 del ranking Felix Auger-Aliassime si è dovuto arrendere fin da subito, ritirandosi sotto 2 set a 1 contro il portoghese Borges a causa dei crampi, veri nemici dei giocatori in questa edizione dello Slam australiano. Per ovviare alle alte temperature di Melbourne, infatti, si è dovuto spesso ricorrere alla chiusura del soffitto dei campi da gioco.

Nessun problema per i grandi nomi, tutti avanzati fino ai sedicesimi di finale: è qui che, con la vittoria per 3 set a 2 contro il temibile ceco Machac, Lorenzo Musetti riesce a diventare numero 3 del ranking ATP (posizione divenuta poi la numero 5 a causa dei risultati di Zverev e Djokovic). Mai nella storia del tennis italiano si erano avuti due giocatori così alti in classifica contemporaneamente, testimonianza dell’ottima salute del movimento in questo momento storico.

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Buona salute che non accompagna il numero 2 del mondo Jannik Sinner nel suo sedicesimo di finale: l’altoatesino va sotto di un set contro Spizzirri, accusando anche dei crampi. Poi, il turning point: la temperatura diventa troppo elevata per continuare a giocare e allora prima la partita viene interrotta, permettendo a Sinner di ricevere le adeguate cure in spogliatoio, per poi ripartire con il soffitto coperto. Alla fine Jannik vince 3-1, ma è lui stesso ad ammettere di essere stato fortunato.

A partire dagli ottavi di finale si inizia a fare sul serio: i giocatori rimasti sono infatti tutti almeno top 30, con il peggio classificato, il 20enne americano e numero 29 del mondo Learner Tien, che riesce a battere agilmente 3 set a 0 l’ex numero 1 Daniil Medvedev. Questa volta ad essere fortunato è Novak Djokovic: poco prima del suo match il suo avversario, il giovane ceco Jakub Mensik, si ritira, regalando al serbo l’accesso ai quarti.

E qui la storia non cambia: Djokovic va sotto di due set contro Lorenzo Musetti, che accusa dolori durante il secondo set e, sotto di due game nel terzo, si ritira. E Nole vola in semifinale. Negli altri match, Zverev batte Tien, Alcaraz liquida 3 a 0 De Minaur e altrettanto fa Sinner contro Ben Shelton. Sembra tutto apparecchiato per l’ennesima finale Sinner-Alcaraz. Sembra.

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Nella prima semifinale, Zverev va sotto di due set contro lo spagnolo numero 1 del mondo, che inizia ad accusare i crampi nel terzo set e richiede l’intervento dei medici, il quale non sarebbe concesso da regolamento in questa casistica. La partita sembra scivolargli via: Zverev recupera e si riporta sul 2 pari, ma “Carlitos” continua a farlo correre per il campo e nel quinto set, in un moto d’orgoglio, “breakka” il tedesco mentre è sotto 5-4 e vince la prima semifinale in carriera dell’Australian Open dopo quasi cinque ore e mezzo.

Sinner e Djokovic giocano a specchio, ritrovandosi sul 2-2 con gli stessi game vinti a testa (19). L’italiano sembra sempre avere in pugno la sfida, ma non riesce mai ad essere cattivo agonisticamente parlando e la stanchezza di conseguenza sale. Nel quinto e decisivo set, “Nole” azzanna la preda con quel killer instinct che lo contraddistingue anche a 38 anni: contro un Sinner “sprecone” (16 palle break non sfruttate), Djokovic non perde la calma nei momenti decisivi. 6-4 per il serbo nell’ultimo set e 38esima finale Slam raggiunta a 567 giorni di distanza dall’ultima volta, la finale di Wimbledon 2024 persa sempre contro lo spagnolo. Per Sinner l’amarezza di non essere riuscito a bissare il successo dell’anno scorso e il rammarico delle tante occasioni sprecate, in un torneo giocato sottotono.

E siamo quindi arrivati alla finale: dopo il primo set vinto da Nole, Carlos è salito in cattedra vincendo i successivi 3. È il coronamento della carriera di un fenomeno che, a soli 22 anni, ha riscritto uno dei record più importanti della storia del tennis. Djokovic ci ha provato, anche coinvolgendo il pubblico, ma la furia dello spagnolo era inarrestabile, come se fosse un uomo in missione.

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Adesso la stagione prosegue tra terra e cemento: Dallas, Rotterdam, Qatar, Rio, Acapulco e Dubai nel solo mese di febbraio. Per Sinner c’è subito l’occasione per rifarsi, vista anche la sua predisposizione per i campi in cemento. Ma l’altoatesino si ritrova subito a dover rincorrere.

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