La crescente instabilità nello Stretto di Hormuz ha trasformato anche il mercato del lavoro marittimo. Per convincere i comandanti delle petroliere ad attraversare uno dei tratti di mare più esposti alle tensioni internazionali, gli armatori arrivano a offrire retribuzioni mensili di 100mila dollari, offrendone in premio altri 50mila per ogni traversata. A riportare queste cifre è il Financial Times, che descrive un settore alle prese con una forte escalation dei costi, alimentata dalla minaccia di attacchi con droni e missili iraniani.
Si tratta di compensi eccezionali rispetto agli standard della navigazione commerciale. Un comandante guadagna normalmente circa 15mila dollari al mese, mentre per un marinaio la retribuzione media si aggira sui 1.500 dollari. Nelle acque del Mar Rosso meridionale e del Golfo di Oman, considerate particolarmente rischiose, le paghe possono già raddoppiare. Nel passaggio di Hormuz, invece, gli incrementi raggiungono livelli compresi tra quattro e sei volte lo stipendio ordinario.
A comporre gli equipaggi sono soprattutto lavoratori provenienti dall’Asia, in particolare da Filippine, India e Indonesia, ai quali si affiancano marittimi originari dell’Europa orientale, della Russia e dell’Ucraina. La prospettiva di guadagni superiori a quelli disponibili nei rispettivi Paesi continua a rappresentare una forte motivazione, nonostante le condizioni di lavoro e i pericoli legati alle rotte commerciali. L’aumento delle retribuzioni si inserisce in un quadro di rincari che interessa l’intero settore petrolifero. Il noleggio di una petroliera impegnata nel trasporto di greggio attraverso Hormuz ha toccato quota 1,3 milioni di dollari al giorno, una cifra senza precedenti se confrontata con i 20mila-50mila dollari richiesti mediamente lo scorso anno.
Considerando che le operazioni di ingresso nel Golfo, caricamento del petrolio e ritorno richiedono circa quattro giorni, il costo complessivo di una singola spedizione può raggiungere diversi milioni di dollari. Una spesa che i produttori della regione sono comunque disposti a sostenere, pur di evitare l’interruzione delle esportazioni e le conseguenti perdite economiche. A rendere ancora più oneroso il trasporto contribuiscono le polizze assicurative contro i rischi di guerra. Per una superpetroliera, in grado di trasportare circa due milioni di barili con un equipaggio che può arrivare a 35 persone, la copertura può incidere fino al 10% del valore della nave. Secondo gli operatori assicurativi, il premio per una traversata può così sfiorare i 20 milioni di dollari.
Sul mercato pesano inoltre i rincari del carburante utilizzato dalle navi, spinti dalle incertezze sulle forniture e dal timore di nuove interruzioni dei traffici commerciali. Le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz stanno dunque modificando profondamente le condizioni economiche del trasporto energetico. Tra stipendi straordinari, assicurazioni milionarie e tariffe di noleggio record, il passaggio delle petroliere nel Golfo è diventato un’operazione sempre più costosa, nella quale il costo della sicurezza assume un peso determinante.
