“Il bacino del Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo per la presenza di microplastiche. Noi abbiamo il 7% delle microplastiche che è concentrato nell’1% di tutta quella che è la massa d’acqua che esiste sul nostro pianeta”. Sono queste le dichiarazioni di Fabrizio Pepe, professore ordinario del dipartimento di Scienza della terra e del mare dell’Università di Palermo, in vista della presentazione del progetto Maestri.
L’obiettivo di Maestri – acronimo di Modelli previsionali di accumulo di microplastiche in aree marine costiere, effetti sulla biodiversità e strategie per ridurre l’inquinamento – è quello di fornire modelli previsionali sull’accumulo di microplastiche in aree marine costiere, ripercussioni sulla biodiversità e metodologie per ridurre l’inquinamento. Nato all’università di Palermo, darà vita al primo modello previsionale sulla presenza di microplastiche nel Mediterraneo centrale.
Pepe ha poi proseguito: “Questo fa sì che questa concentrazione così elevata di microplastiche entri all’interno di quella che è la catena alimentare, perché i pesci che vivono nel sistema ingeriscono le microplastiche, che poi vengono trasferite attraverso l’alimentazione all’uomo. L’uomo non è abituato ad avere le microplastiche nel corpo. Per questo poi si generano patologie, stati infiammatori e tutto quello che ne deriva”. L’obiettivo del modello è quello di analizzare, simulare e prevedere le microplastiche presenti in questa area nei prossimi dieci anni, verificando le zone più esposte e comprendendo le cause del fenomeno.
“Inseriremo tutti questi dati all’interno di simulazioni numeriche e avremo la possibilità di capire come queste microplastiche si distribuiranno nel tempo all’interno di quello che è il Mediterraneo centrale”, ha sostenuto il docente. Il progetto Maestri è finanziato con 1,5 milioni di euro nel programma Interreg Italia-Malta, lanciato a maggio 2025 con una fine prevista nel 2027. A coordinare i lavori saranno i docenti Fabrizio Pepe e Gianluca Sarà, affiancati dalla dott.ssa Marta Corradino del dipartimento di Scienze della terra e del mare dell’Università di Palermo, con la collaborazione degli atenei di Messina, Catania e Malta, del Cnr della Città dello Stretto e del Ministero dei Lavori pubblici dell’Isola dei Cavalieri.
Carmelo Monaco, professore di Geologia strutturale e rischi geologici all’Università di Catania, ha dichiarato: “Creeremo delle mappe della geodiversità delle spiagge che analizzeremo: si tratta di siti nella Sicilia sud orientale, nella zona di Vendicari e Capo Passero, e di due spiagge a Malta. Ci occuperemo del prelievo di campioni, analisi dei sedimenti per riscontrare il contenuto delle microplastiche”. Ha poi aggiunto: “Per farlo utilizzeremo dei droni di ultima generazione che abbiamo acquistato grazie ai finanziamenti del progetto e uno strumento che viene chiamato multispettrale. La risposta spettrale delle immagini mostra l’eventuale presenza di plastiche, microplastiche e macroplastiche in questi sedimenti sabbiosi”.
Daniela Segreto, dirigente regionale del dipartimento regionale della Programmazione, ha infine sottolineato: “Il progetto del programma Interreg di cooperazione trasfrontaliera Italia-Malta 2021-2027, che ammonta a un milione e 600 mila euro, coinvolge tutte e tre le università pubbliche della Sicilia, oltre al partenariato con l’Università di Malta, il Cnr italiano e un dipartimento del ministero di Malta. L’obiettivo è contrastare l’insidiosissimo accumulo di microplastiche nel Mediterraneo: un problema chiaramente planetario che noi stiamo cercando di risolvere a livello interterritoriale”
